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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Camastra

Camastra, il tribunale: "Riorganizzazione degli uffici del Comune fu legittima"

Il giudice del lavoro respinge il ricorso di un dipendente che aveva perso la titolarità della "posizione organizzativa" e aveva chiesto un risarcimento di 80.000 euro

Il giudice del lavoro Bartolo Salone ha ritenuto legittima la riorganizzazione della macchina amministrativa operata dal sindaco del Comune di Camastra, Angelo Cascià, all’indomani della propria elezione alla carica di primo cittadino del comune agrigentino.

Cascià, dopo i numerosi atti pervenuti da parte della Corte dei Conti, la cui sezione di controllo aveva prescritto all’amministrazione di procedere con l’abbassamento dei costi del personale, aveva deciso di riorganizzare gli uffici dell'ente. Il riassetto prevedeva da un lato l’abolizione delle figure dei responsabili delle Posizioni Organizzative, e dall'altro la contestuale istituzione dei responsabili dei settori.

La riorganizzazione operata dal Comune di Camastra, veniva tuttavia contestata da un dipendente del Comune, che per dieci anni aveva ricoperto l’incarico di responsabile di Posizione Organizzativa.

Ed infatti, con ricorso depositato davanti il Tribunale di Agrigento deduceva una presunta illegittimità dei provvedimenti di riorganizzazione del Comune di Camastra, chiedendo di essere reintegrato nella veste di responsabile di posizione organizzativa, e formulando una domanda risarcitoria di oltre 80.000 euro.

Il Comune di Camastra si costituiva in giudizio, affidandosi alla difesa dell'avvocato Giovanni Puntarello, il quale evidenziava come il riassetto amministrativo operato dalla Giunta Cascià rientrasse nei poteri discrezionali affidati alla pubblica amministrazione, poteri che in questo caso erano stati correttamente e legittimamente esercitati conseguendo un risparmio di spesa per l’ente comunale.

Inoltre, il legale evidenziava come il conferimento dell’incarico di responsabile di Posizione Organizzativa "abbia natura fiduciaria e pertanto insindacabile, il che rendeva infondata oltre che la pretesa di essere reintegrato nel summenzionato incarico, anche la pretesa risarcitoria".

Il giudice Bartolo Salone ha pienamente condiviso la linea difensiva stabilendo la legittimità dell’operato del Comune di Camastra.

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