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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Il verdetto / Burgio

Arrestato e sospeso da 7 anni con l'accusa di avere fatto la cresta sulle missioni, maresciallo assolto in appello

In secondo grado è stata dunque confermata la precedente sentenza emessa dal giudice monocratico. I reati contestati al sottufficiale erano il falso ideologico e truffa continuata

Assolto anche in secondo grado il maresciallo dei carabinieri, all’epoca comandante della stazione di Burgio,  Giuseppe Camilleri, 49 anni, attualmente in servizio alla Tenenza di Favara. E’ questa la sentenza emessa dalla seconda sezione penale della Corte d’appello di Palermo che aveva respinto la richiesta di riapertura del dibattimento su cui insisteva la Procura generale (chiedeva 18 mesi di reclusione).

Il maresciallo Camilleri, all’inizio della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, era stato per 2 mesi agli arresti domiciliari ma per 7 anni era stato sospeso dal servizio con l'accusa di avere truffato l'Arma dei carabinieri attestando missioni inesistenti o di durata maggiore rispetto a quelle effettivamente svolte.

In primo grado il giudice monocratico del tribunale di Sciacca, Antonio Cucinella, aveva deciso l’assoluzione "perché è incerta la prova che il fatto costituisca reato". Il sottufficiale era accusato di falso ideologico e truffa continuata. 

In particolare gli veniva contestato di avere falsificato attestazioni di servizio e certificati di missione percependo somme che non avrebbe dovuto riscuotere. La vicenda risale al 2014 quando il maresciallo fu prima posto ai domiciliari e, in seguito, fu sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. E venne anche sospeso dal servizio.

L'indagine prendeva le mosse da una serie di esposti anonimi i cui contenuti erano stati avvalorati da una consulenza tecnica eseguita sulla base dell'analisi delle celle telefoniche e del gps che l'assicurazione aveva posizionato nella sua vettura, come da contratto, per monitorare il chilometraggio. 

La difesa, al contrario, ha sostenuto - replicando con un'apposita consulenza di parte redatta da un ingegnere - che i dati tecnici su cui si basava la Procura non avessero alcuna attendibilità e che Camilleri era stato colpito perché "inflessibile e scomodo negli ambienti delinquenziali".

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