Cronaca Licata

Brucia l'auto di un artigiano 57enne, i carabinieri avviano le indagini

Nessuna ipotesi è stata, almeno per il momento, esclusa. Servirà del tempo per fare chiarezza sull'episodio

Brucia l’auto, una Fiat Punto, di un artigiano cinquantasettenne. E’ accaduto in via Garibaldi, a Licata, nella notte fra sabato e domenica. Le fiamme, che hanno devastato l’utilitaria, sono state domate dai vigili del fuoco del distaccamento cittadino. Delle indagini, dopo il sopralluogo di rito realizzato durante la notte, si stanno invece già occupando i carabinieri della locale compagnia.

Mancavano pochi minuti all’una e mezza quando l’Sos risuonava al comando provinciale dei vigili del fuoco di Agrigento. Veniva, appunto, segnalato un incendio di autovettura e immediatamente la prima squadra disponibile del distaccamento di Licata veniva dirottata proprio in via Giuseppe Garibaldi. Sul posto si precipitavano naturalmente anche le forze dell’ordine: i carabinieri in particolare.

I pompieri, idranti alla  mano, restavano – cercando di salvare il salvabile – al lavoro per circa tre quarti d’ora. Le fiamme sono però riuscite a devastare la Fiat Punto di proprietà dell’artigiano. I carabinieri, nel frattempo, identificavano il proprietario dell’utilitaria e, come procedura investiga esige, lo ascoltavano a sommarie informazioni. Solo quando i vigili del fuoco hanno avuto la meglio sulle fiamme, è stato fatto il sopralluogo di rito: soccorritori e militari dell’Arma hanno, infatti, verificato se nei pressi dell’autovettura vi fossero tracce di liquido infiammabile, taniche o bottiglie sospette, o ancora qualcosa da poter considerare un innesco. Nulla di tutto questo – stando a quanto ieri emergeva – sarebbe stato rinvenuto. Motivo per il quale le cause dell’incendio, ieri appunto, venivano ritenute “ancora in corso d’accertamento”. Servirà del tempo per far progredire le indagini per stabilire cosa abbia innescato la scintilla iniziale. Ieri, nessuna ipotesi investigativa veniva esclusa: né quella di un eventuale cortocircuito, né quella di un incendio dalla matrice dolosa. Ipotesi investigativa quest’ultima che, inevitabilmente, veniva privilegiata – proprio nel tentativo di fare chiarezza – dai militari dell’Arma.

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