Braccianti "venduti" per 3 euro l'ora, cadono accuse per indagati

I giudici del tribunale del riesame hanno escluso, sotto il profilo indiziario, i reati di associazione e delinquere e favoreggiamento della permanenza dei clandestini nei confronti di Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro e Rosario Burgio, 42 anni, di San Cataldo

(foto ARCHIVIO)

Cadono alcune accuse per due indagati dell’operazione “Ponos” che ha sgominato una banda che avrebbe sfruttato i migranti per 3 euro all’ora, provocando in un caso anche l’aborto di una donna costretta a lavorare in condizioni disumane e senza fermarsi. I giudici del tribunale del riesame, ai quali si sono rivolti gli avvocati Francesco Scopelliti, Giovanni Pace e Domenico Ingrao, hanno escluso, sotto il profilo indiziario, i reati di associazione e delinquere e favoreggiamento della permanenza dei clandestini nei confronti di Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro e Rosario Burgio, 42 anni, di San Cataldo che avrebbero coordinato l’attività della banda “intrattenendo rapporti con i committenti e i singoli lavoratori”.

Associazione per delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro, annullata una misura

Confermati, invece, i gravi indizi per il reato di sfruttamento del lavoro. Per effetto della decisione la misura cautelare degli arresti domiciliari è stata sostituita con l’obbligo di firma.

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Nelle prossime ore si attende l’esito del ricorso per le due principali indagate: Vera Cicakova, slovacca, 59 anni e la figlia Veronika, 37 anni, ritenute a capo dell'organizzazione, nei cui confronti il gip Stefano Zammuto aveva disposto la custodia in carcere. I nove fermi - nell'ambito dell'indagine sul fenomeno del caporalato nelle campagne fra Campobello di Licata, Naro, Canicattì, Favara, Palma di Montechiaro, ma anche Riesi e Mazzarino - sono stati effettuati, lo scorso 8 novembre, dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento e da quelli del nucleo Ispettorato del lavoro con il coordinamento del pubblico ministero Gloria Andreoli. Il giudice, in seguito, non ha convalidato i fermi, ritenendo che non vi fosse il pericolo di fuga, unico presupposto che li giustifica, ma ha applicato delle misure cautelari. Il riesame, pronunciandosi sul ricorso del pizzaiolo Emilio Lombardino, 46 anni di Porto Empedocle, nei giorni scorsi ha confermato le accuse di associazione a delinquere e sfruttamento del lavoro annullando, sotto il profilo indiziario, le accuse di violazione del testo unico sull’immigrazione.

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