"Braccianti schiavizzati in campagna per pochi euro", 7 imputati su 9 chiedono l'abbreviato

Scossone decisivo del processo scaturito dall'operazione "Ponos": un imputato patteggia 2 anni di reclusione

I braccianti caricati sul furgone

Sette imputati su nove chiedono il giudizio abbreviato, uno patteggia e l’altro sceglie la strada del rito ordinario. La banda che avrebbe sfruttato i braccianti agricoli per 3 euro all’ora, costringendoli a lavorare in condizioni disumane e senza fermarsi, finisce davanti al giudice.

L’udienza preliminare, davanti al gup di Palermo Rosario Di Gioia, questa mattina ha avuto il primo significativo scossone. A capo dell’organizzazione, sostiene l’accusa, vi sarebbero due donne: Vera Cicakova, slovacca, 59 anni e la figlia Veronika, 37 anni: entrambe erano rimaste in carcere dopo i fermi disposti dalla Procura di Agrigento. Ordinanza di arresti domiciliari per tre indagati: Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro; Rosario Burgio, 42 anni, di San Cataldo e Inna Kozak, 26 anni, ucraina. Obbligo di dimora nel comune di residenza ai rumeni Neculai Stan di 62 anni e Vasile Mihu di 43 anni. Per Emilio Lombardino, 46 anni di Porto Empedocle, accusato anche lui di associazione a delinquere, sfruttamento del lavoro e violazione del testo unico sull’immigrazione, era stato disposto l’obbligo di firma quotidiano.

Lombardino, durante l’interrogatorio di convalida dei fermi, ha ammesso al giudice di essere stato pagato per trasportare i braccianti sfruttati col furgone "caricando", per un guadagno di 3 euro per ogni bracciante, fino a venti lavoratori ammassati su un furgone per sei. Nella lista delle persone finite a processo si è aggiunto l’agrigentino Giovanni Gurrisi, 40 anni, che avrebbe avuto le stesse mansioni di Lombardino. L’indagine, svolta sul campo dai carabinieri, avrebbe accertato l’esistenza di una vera e propria organizzazione per delinquere dedita allo sfruttamento dei braccianti agricoli nelle campagne.

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Il solo Ninfosì, attraverso i suoi difensori, gli avvocati Francesco Scopelliti e Domenico Ingrao, ha chiesto di patteggiare due anni di reclusione. L’accordo col pm, che prevede anche il beneficio della sospensione condizionale della pena, sarà adesso sottoposto al vaglio del giudice per l’eventuale ratifica. Mihu non ha scelto alcun rito alternativo e tutti gli altri hanno optato per il giudizio abbreviato con alcune condizioni, fra cui gli interrogatori di alcuni imputati. Il processo riprende martedì.

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