Cave dismesse e potenzialmente pericolose, lungo l'elenco in provincia

Sono diversi i casi di impianti ormai abbandonati che sono stati oggetto di bonifiche più o meno completate

(foto ARCHIVIO)

L'elenco, completo ma da rivedere - probabilmente - è contenuto in documento pubblico datato 2017: l'aggiornamento del piano regionale dei siti da sottoporre a bonifica. Dentro, tra ex discariche e impianti produttivi in disuso, ci sono anche loro: le discariche abbandonate.

Per la provincia di Agrigento, tra quelle registrate dalla Regione, ci sono la miniera “Cozzo Disi” di Casteltermini, le miniere “Muti” e “Coffari” di Cammarata, la miniera “Montedoro” tra Racalmuto e Bompensiere e la miniera “Racalmuto”.

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L’impianto più grande, e anche quello oggetto forse della bonifica di maggiori dimensioni è stata senza dubbio la “Cozzo Disi”, oggi destinata (in potenza) ad una fruizione museale-turistica. Nel 2006, cioè 14 anni dopo l'abbandono, si rilevò, tra le altre cose, del terreno contaminato da metalli pesanti e oli oltre che quantità enormi di rifiuti. Solo l'anno successivo si stanziarono quasi un milione e settecentomila euro per le bonifiche e i lavori sono stati completati nel 2009. Altra situazione indicata come necessaria di attenzione dalla Regione è la miniera di sale di Racalmuto, dove, ad esempio, gli scarti della lavorazione risultavano ancora all’aria aperta, con il problema che le acque meteoriche trasportano nei canali e nei fiumi i materiali salini. Anche qui c’è un progetto che, nel 2017, si dava in fase di finanziamento.

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