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Blitz antimafia "Vultur", veniva imposto il "pizzo" su ogni funerale

Dalle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare a carico di 5 indagati, 600 euro la somma pretesa ogni servizio funebre effettuato. E se non si pagava, partivano le minacce e l'incendio dell'auto

Seicento euro di "pizzo" per ogni funerale effettuato. E se non si pagava, partivano le minacce e l'incendio dell'auto. Emerge anche questo dalle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare che, all'alba, hanno fatto scattare l'operazione antimafia "Vultur". 

(IL FATTO)

Ad essere preso di mira, nello specifico, un titolare di onoranze funebri. Un'impresa che già elargiva soldi - 500 euro versata ogni due o tre mesi - per avere "protezione". Ma quando il presunto protettore venne assassinato, durante il suo stesso funerale - era il 2 febbraio del 2012, ricostruisce il Pm della Dda - l'imprenditore venne "avvicinato da Rosario Meli, il quale, con tono minaccioso, gli disse che da quel funerale i 500 euro che doveva al predecessore li avrebbe dovuti dare a lui.

(I NOMI)

Le testuali parole sarebbero state: "Ora mettici un punto ... da questo funerale i 500 euro ... li porti a me". Ad aprile a quell'imprenditore vennero addirittura chiesti gli arretrati. Venne bloccato da Meli e gli venne esplicitamente detto che doveva dargli "i soldi per i funerali che organizzava e che doveva aggiungere gli arretrati per quelli che aveva già fatto". 

(IL VIDEO DELL'USCITA DALLA QUESTURA)

Le minacce sarebbero proseguite. "Il 26 luglio del 2012 - ricostruisce l'accusa - era stato nuovamente affrontato da Rosario Meli, il quale lo aveva rimproverato perché non gli aveva ancora consegnato i soldi richiesti, aggiungendo testualmente: “Guarda che noi non bruciamo macchine, ma facciamo altro”. L'imprenditore allora - stando sempre alle ricostruzioni investigative - rispose dicendo "di non avere disponibilità di denaro e che lui era libero di fare quello che voleva".  Nella notte fra l'uno e il due novembre, l'imprenditore subì l'incendio della propria autovettura. 

A Rosario Meli, 68 anni, di Camastra, il Pm, nello specifico, contesta: "quale capo della famiglia mafiosa operante sul territorio di Camastra ha posto in essere richieste estorsive nei confronti di imprenditori locali. In particolare, per aver estorto denaro alle imprese operanti nel settore delle onoranze funebri, anche allo scopo di ottenere il monopolio della attività di impresa sul territorio". 

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