Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca Favara

Maxi inchiesta "Casuzza": chiesti 14 rinvii a giudizio per traffico di stupefacenti

Il prossimo 28 ottobre si svolgerà la prima udienza preliminare davanti al gup Francesco Provenzano. Il blitz avrebbe smascherato una banda di presunti pusher che operavano tra Favara e Canicattì smerciando hashish e marijuana

Il prossimo 28 ottobre, nell’aula 9 del tribunale di via Mazzini, al via il processo preliminare davanti al gup Francesco Provenzano: si tratta dell’inchiesta antidroga denominata “Casuzza”.

I sostituti procuratori Gloria Andreoli e Sara Varazi hanno dunque formalizzato la la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 14 persone coinvolte, a vario titolo, nel blitz che venne eseguito dalla Squadra mobile di Agrigento guidata dal vicequestore aggiunto Giovanni Minardi.

La banda di presunti pusher avrebbe operato tra Favara e Canicattì smerciando hashish e marijana. 

Si tratta di Michele Bongiorno, 30 anni; Alisea D’Ippolito, 20 anni; Vanessa Fallea, 29 anni; Gabriele Gramaglia, 25 anni; Alexsandru Adonis Hoamea, 29 anni; Giovanni Lombardo, 27 anni; Bah Ousmane, 21 anni; Carmelo Papia, 34 anni; Floriana Pia Pullara, 21 anni; Cristina Schembri, 24 anni; Antonio Sciortino, 45 anni; Calogero Sorce, 28 anni; Angelo Stagno, 28 anni; Domenico Stagno, 21 anni. Tutti gli indagati - ad eccezione di Ousmane, richiedente asilo domiciliato in una comunità - sono di Favara.

Sono assistiti dagli avvocati Giardina, Cusumano, Vetro, Barba, Balsamo, Augello, Vella, Raguccia e Virgone.

L’indagine scaturì agli inizi del 2019 con il ritrovamento di un telefono cellulare all'interno del quale era stato memorizzato una sorta di "libro mastro" con nomi, cifre e appuntamenti.

Il “quartier generale” utilizzato per organizzare lo smercio della droga, che ha ispirato il nome all'inchiesta, era appunto una “casuzza”, così come descritta dagli indagati, presa in affitto.

Contestati 72 episodi di cessione di sostanza stupefacente perfino nei pressi di una caserma che, come prevede la legge in materia, ha pure portato alla contestazione di una specifica aggravante. L'operazione, con 15 misure cautelari, è scattata il 9 giugno del 2020.

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