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Controlli / San Leone

L'abusivismo commerciale dilaga: blitz della Guardia di finanza a San Leone, maxi sequestro

I militari delle Fiamme gialle, fra il fuggi fuggi di venditori ambulanti extracomunitari, hanno messo i sigilli su scarpe, capi d'abbigliamento, borse e accessori vari, tutti con marchi rigorosamente contraffatti

Non è mai cambiato nulla. Nonostante gli sforzi, fatti in passato dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento, gli ambulanti abusivi – che mettono in vendita cianfrusaglie o prodotti con marche contraffatte – c’erano, e ci sono ancora, a San Leone. I militari della Guardia di finanza, nell’ultimo week end, hanno messo a segno però un vero e proprio blitz. Tanto piazzale Caratozzolo, quanto il viale Falcone-Borsellino, sono stati accerchiati e setacciati dagli uomini delle Fiamme gialle. Inevitabile – scene già viste, e tante volte, - il fuggi fuggi dei migranti, senegalesi per la maggior parte, che abbandonando le bancarelle ricolme di mercanzia, si sono dileguati nel nulla. I finanzieri della compagnia di Agrigento hanno sequestrato, dunque, ben 300 articoli, forse pure qualcosa in più. A comporre il maxi sequestro: scarpe, capi d’abbigliamento, borse e accessori vari. Tutti appunto con marchi, dei più noti stilisti, contraffatti.

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E’ stata messa a segno, di fatto, un’operazione di “pulizia” che ha consentito di ripristinare, seppur temporaneamente, la legalità sul piano commerciale.

Ma appare scontato – è la storia della città dei Templi a raccontarlo – che gli ambulanti abusivi torneranno. Perché, in città, nonostante appunto lo sforzo delle forze dell’ordine per fronteggiare il fenomeno, l’abusivismo commerciale non è mai veramente tramontato. Sembra allentarsi, questo è vero. Sembra allentarsi quando aumentano i controlli delle forze dell’ordine. Ma non scompare.

Eppure, lo scorso febbraio, uno dei migranti – ambulante abusivo di cianfrusaglie – è anche finito in carcere. Fu quello, dopo anni ed anni di battaglie, il primo caso che si registrava in città. Il senegalese di 48 anni, dopo la condanna, del tribunale di Agrigento, a 7 mesi di reclusione per ricettazione e vendita di prodotti contraffatti, finì alla casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo”. Ad eseguire l’ordine di carcerazione, in esecuzione di un provvedimento del tribunale, furono i carabinieri. 

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