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Martedì, 25 Giugno 2024

Siccità, a rischio la produzione della pesca di Bivona Igp: sit-in di agricoltori e sindaci alla diga Castello

L'emergenza idrica rischia di azzerare un business da circa dieci milioni di euro che rappresenta il sostegno per centinaia di famiglie

La siccità mette a rischio l’economia di centinaia di famiglie che nel comprensorio della Quisquina vivono grazie alla coltivazione della nota pesca di Bivona. Una varietà di frutto che gode del riconoscimento Igp (indicazione geografica protetta) e che ogni anno, muove un fatturato medio di circa dieci milioni di euro e che quest’anno, causa siccità, rischia di azzerarsi e di annullare i sacrifici degli agricoltori. In mattinata, cittadini, coltivatori e i sindaci dei comuni della Quisquina insieme a quelli della fascia costiera che attingono alla diga Castello di Bivona, si sono dati appuntamento davanti ai cancelli dell’invaso per protestare e chiedere al governo della Regione, interventi concreti per contrastare l’emergenza idrica.

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Nello specifico, si chiede a palazzo d’Orleans di autorizzare l’uso di parte della dotazione idrica della diga Castello ai fini irrigui, secondo i sindaci di Bivona e Ribera, rispettivamente Milko Cinà e Matteo Ruvolo, per i campi si potrebbero ottenere circa due milioni di metri cubi d’acqua dei nove milioni complessivamente contenuti nella diga.

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Gli amministratori, puntano l’indice anche sulla inefficienza della classe politica che, nei decenni scorsi, non ha fa realizzato le infrastrutture necessarie per contrastare l’odierno stato d’emergenza. Secondo gli agricoltori, milioni di metri cubi d’acqua del fiume Verdura finiscono in mare e l’assenza di strumenti di convogliamento delle acque causano un paradossale spreco che sarebbe invece vitale in agricoltura. La manifestazione pacifica si è sciolta con la volontà dei presenti a non abbassare lo sguardo e, in attesa di un incontro fissato per sabato prossimo 1 giugno in Regione, in assenza di risposte concrete il sindaco di Bivona Milko Cinà si dice pronto anche ad altre forme di protesta come ad esempio quella di occupare le pompe di sollevamento.

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