Una biologa agrigentina al Niguarda, Giorgia: "Coronavirus? Trasformo la paura in determinazione"

La giovane fa parte dell'esercito dei camici buoni che stanno fronteggiando l'epidemia Covid-19. La donna si racconta ad AgrigentoNotizie

Giorgia Casalicchio

Turni estenuanti, emergenze senza fine ed una corsia d’ospedale che diventa la tua nuova casa, quasi inaspettatamente. L’emergenza Coronavirus ha ridisegnato le abitudini degli agrigentini vicini e lontani. I

A fronteggiare, insieme a tantissimi altri medici ed infermieri, il Covid 19 c’è anche una microbiologa di Agrigento, ovvero Giorgia Casalicchio. La ragazza è dirigente microbiologo dell’ospedale metropolitano Niguarda di Milano. Giorgia Casalicchio fa parte dell’esercito buono dei camici che stanno combattendo l’epidemia. Abbiamo scelto di dare voce all'agrigentina in "missione"  a Milano.

Ciao Giorgia, cosa vuol dire lavorare in un ospedale di Milano in questi giorni?

"Lavorare per aiutare è una scelta, una vocazione che arriva dal cuore, che poi sia fatto in ospedale o fuori poco cambia, l'importante è farlo e far sentire bene e protetto la persona che in quel momento ne ha bisogno. Questo è anche lavorare in ospedale, in qualsiasi ospedale. Anche a Milano.  Mai mi sarei immaginata di dovermi trovare a vivere una situazione così complessa, pur essendo un microbiologo e conoscendo la facilità con cui piccoli microrganismi riescono a farsi spazio tra le cose e le persone. Lavorare il un ospedale oggi, a Milano, in questo periodo è una lotta continua, per poter proteggere chi si è ammalato e può guarire e chi rischia di ammalarsi e lo può evitare. Mai avrei potuto immaginare - dice Giorgia ad AgrigentoNotizie - di sentire parlare di emergenza sanitaria nazionale o vedere responsabili che ogni tre ora si riuniscono attorno ad un tavolo tecnico, per capire quale sarà la prossima mossa per affrontare questa situazione,indire riunioni,addestrare operativamente il personale ed agire".

Il compito di Giorgia Casalicchio è assai complesso, nel dettaglio analizza diversi campioni biologici ricercando i  possibili microrganismi patogeni e valuta eventuale sensibilità antibiotica. L'agrigentina, in questo difficle periodo dà supporto anche all'area della biologia molecolare nella valutazione e refertazione di tamponi e materiale respiratorio di pazienti  con sospetto clinico di Covid  19 non solo nel suo ospedale, ma anche in altri.

Tanti, tantissimi giovani agrigentini nel week end scorso hanno affollato San Leone, cosa ti senti di dire in merito?

"La medicina non è una scienza esatta e tutti siamo coinvolti per provare a contenere il problema, poichè si tratta di una situazione nuova sotto tutti i fronti. Cercare di capire il momento, gestire la crisi e seguire misure di contenimento, riguarda molto da vicino chi lavora nella sanità e chi ci governa ma non esclude chi all'interno di questo contesto,da proteggere,ci vive, perchè è proprio la disinformazione, la cattiva comunicazione e l'irrazionalità che in questo momento porta a fare errori. Incontrarsi, uscire, stare in compagnia, non è mai stato un problema, ma in questo periodo particolare, in cui molte caratteristiche del virus e manifestazioni cliniche si studiano di giorno in giorno, sarebbe importante attenersi a quelle poche regole ma essenziali che eviterebbero che la situazione attuale diventi un problema ancora più complesso e insostenibile. Si, in Lombardia ormai il virus c'è ed ha capito come diffondersi, ma di questo, anche regioni distanti chilometri e chilometri  devono preoccuparsi perchè comunque la distanza non fa difesa considerando che dalla cina in Italia è arrivato in un attimo. Bisogna - spiega Giorgia ad AgrigentoNotizie - conoscere la situazione e sensibilizzarsi, allarmarsi non ci aiuta. C'è gente che ogni giorno per gestire questa emergenza entra in ospedale perdendo il controllo del tempo, del suo tempo. Un lavoro incessante di chi visita, chi trasferisce pazienti, chi trasporta campioni, chi referta il prima possibile dei dati che aiutano i clinici nelle decisioni più importanti. Chi dal nulla fa nascere reparti dedicati (Covid) per evitarne la diffusione tra pazienti stessi. Un lavoro di dedizione e cura che sincronizza, unisce e migliora l'intervento di più ospedali. Questa è Milano oggi, la Lombardia tutta, ospedali al servizio di altri ospedali 24h su 24. Tutti forti ed operativi per lo stesso motivo: evitare che la gente si ammali, che quindi il virus continui a diffondersi e curare chi ha avuto la sfortuna di incontrarlo".

 Sono tanti gli agrigentini che hanno scelto di lasciare il nord, per correre in Sicilia. Cosa ne pensi?

 "Tutte quelle persone che hanno lasciato la Lombardia per tornare in Sicilia, a casa, in generale credo che abbiano fatto una scelta un pò egoistica. Anche io sono una siciliana con gli affetti e la nostalgia di casa costante per la quale spesso non trovo pace. In un momento di emergenza nazionale sanitario come questo, in cui ognuno di noi nel suo piccolo può dare un contributo a prevenire e contenere l'infezione, una dimostrazione di amore incondizionato poteva essere provare a proteggerla, soprattutto conoscendo le difficoltà con cui la nostra sanità lotta ogni giorno, dispensandola così di questo grande rischio.  Però al cuore non si comanda, provo ad immaginare la situazione di molte persone che si sono trovate in un momento di 'panico gratuito' dato anche dai social media che sicuramente in questo periodo penso abbiano fatto più danno che altro, e spero in cuor mio che queste persone ormai rientrate a casa, 'avvolti' dal calore degli affetti più cari possano comunque in qualche modo tutelare la salute di chi gli sta intorno, secondo tutte quelle direttive ed indicazioni diffuse".

A livello personale, che giorni stai vivendo?

"Oggi sono un pò preoccupata, ma provo a non pensarci e trasformare la paura in determinazione, per continuare quello che sto facendo, penso che un intervento unito e coeso possa risollevare la situazione. E quando lo scrivo penso ad un semplice intervento/atteggiamento di 'rispetto' e responsabilità che passa attraverso ognuno di noi. Penso a tutte quelle persone costrette a stare lontane dagli affetti perchè a rischio di infettare o infettarsi ed alla loro paura e trovo la forza per lavorare e farlo con il sorriso perchè so che insieme ce la faremo perchè siamo una nazione che non si ferma e che ama". 

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