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Martedì, 25 Giugno 2024
Malasanità

Bimba morta in grembo per un ritardo non diagnosticato, chiesta condanna a 10 mesi per una ginecologa

Il medico avrebbe sottovalutato gli esiti di un'ecografia e gli altri accertamenti che avrebbero potuto scongiurare la tragedia

La condanna a 10 mesi di reclusione per l'accusa di avere provocato la morte di una bimba in grembo sottovalutando i sintomi di un ritardo di crescita.

È stata chiesta dal pubblico ministero nei confronti della ginecologa Miriam Lo Porto, 38 anni.  

Il medico, in particolare, secondo quanto emerge da una consulenza disposta dalla procura che ne ha disposto la citazione a giudizio, avrebbe omesso la diagnosi di ritardo di crescita del feto nonostante risultasse da un'ecografia effettuata 19 giorni prima dell'interruzione della gravidanza. 

Bimba morta in grembo, indagati 13 medici

La mancata indicazione della diagnosi sul cartellino clinico della paziente, di Canicattì, che la specialista aveva in cura, secondo l'accusa, avrebbe fatto venire meno un elemento di conoscenza necessario per le successive visite. Inoltre gli esami delle urine e la pressione arteriosa elevata sarebbero stati elementi molto indicativi del ritardo di crescita.

Bimba morta in grembo: ginecologa a giudizio

Il ricovero della paziente, secondo quanto ipotizza adesso la procura che ne ha chiesto la condanna, avrebbe potuto consentire la nascita ed evitare la tragedia: il 27 dicembre, invece, la donna trentenne partorì la propria bimba già morta almeno da 48 ore.

I genitori della piccola si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Giacinto Paci e Diego Giarratana dalle cui denunce è stata avviata l'indagine che, in un primo momento, vedeva 13 indagati. 

Il processo è stato aggiornato al 28 ottobre.

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