rotate-mobile
Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Villaggio Mosè

Beni confiscati alla mafia, la "nuova vita" del Grand Hotel Mosè

La struttura ricettiva agrigentina è tra gli esempi virtuosi di amministrazione giudiziaria. Se ne discuterà in un convegno a Palermo

C’è anche il Grand Hotel Mosè di Agrigento tra gli esempi virtuosi di amministrazione giudiziaria. Il modello di “buona pratica” della gestione dei beni confiscati sarà illustrato giovedì ad un convegno dal titolo “Dalla confisca dei beni all’accoglienza turistica. Viaggio dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati nel mondo delle aziende”. Nel corso dell’evento, che si svolgerà al San Paolo Palace Hotel di Palermo, circa 400 beni confiscati alla criminalità organizzata saranno consegnati a prefetti e sindaci siciliani.

Si tratta di “storie di successo, in cui si è riusciti a garantire e incrementare i livelli occupazionali attraverso la valorizzazione delle risorse umane - spiegano dall'Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata -, riuscendo a tutelare il bene confiscato e restituendolo al territorio in una logica di mercato e di trasparente produttività”.

Quella del Grand Hotel Mosè è una di queste storie. Confiscato agli eredi dell’imprenditore Calogero Russello perché ritenuto vicino alla mafia – anche se nessuna sentenza lo ha mai accertato – , dopo tre anni di amministrazione giudiziaria è uscito dalla crisi e l’attività è stata rivitalizzata. I dipendenti sono aumentati di oltre il triplo (da 4 a 14) e la struttura è tornata in auge.

La gestione è stata affidata all'amministratore giudiziario Rosario Di Legami, l’avvocato palermitano specializzato nel settore che gestisce pure, su incarico della Dda di Bologna, un patrimonio stimato in circa 100 milioni di euro sottratto alla ‘ndrangheta.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Beni confiscati alla mafia, la "nuova vita" del Grand Hotel Mosè

AgrigentoNotizie è in caricamento