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La banda che razziava rame a cavallo di due province, 2 condanne e 2 assoluzioni

I giudici escludono, per tutti, l'accusa di associazione a delinquere: uno dei ladri restò folgorato dopo avere smontato alcuni tralicci. Durante le indagini alcuni balordi spararono addosso ai carabinieri

Due condanne e altrettante assoluzioni per gli imputati, coinvolti in un'operazione dei carabinieri nel 2015, ai quali si contestava di avere organizzato furti di rame in giro per le province di Agrigento e Caltanissetta razziando cavi da impianti e strutture di proprietà dell'Enel.

La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato. Sul banco degli imputati i rumeni Dumitru Cosmin Neica, 26 anni; Florin Lupu, 25 anni; Valentin Iancu, 37 anni; Oana Mohan, 30 anni. Il tribunale ha inflitto un anno e 2 mesi a Mohan e 1 anno a Iancu, escludendo anche per loro l'accusa di associazione a delinquere. Assoluzione per gli altri due imputati. 

Gli imputati (difesi, fra gli altri, dagli avvocati Salvatore Loggia e Angelo Asaro) fanno parte di un lungo elenco iniziale che poi è approdato in aula in vari tronconi processuali. I fatti contestati risalgono al periodo compreso fra il 2014 e il 2015. I furti sono stati commessi fra Camastra, Naro, Riesi, Butera, Gela, Sommatino e Ravanusa. Il pm Gloria Andreoli, nel corso della requisitoria, aveva ricordato alcuni episodi particolarmente gravi, avvenuti durante le indagini, quando alcuni indagati spararono all'indirizzo dei carabinieri che, in piena notte, li volevano fermare dopo avere messo a segno un furto.

E poi ancora il pm aveva ricordato che il presunto capo della banda, "l'elemento di maggiore spicco nell'organizzazione criminale", morì fulminato nel tentativo di smontare del rame da un traliccio. Sarebbe stato questo uno degli episodi principali che portò gli inquirenti ad approfondire le indagini sul gruppo fino all'operazione, scattata nel 2015.

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