La maxi inchiesta sul crac Pelonero, il riesame: "Ecco perchè sono stati scarcerati i fratelli Sferrazza"

I giudici del tribunale del riesame chiudono il cerchio sull'operazione "Malebranche" che ha fatto scattare dieci arresti

I fratelli Diego e Gioacchino Sferrazza

"Non è stata dimostrata l'esistenza di alcuna struttura organizzativa neppure rudimentale, non esisteva alcun gruppo criminale": il tribunale del riesame, anche se deve ancora depositare gli ultimi provvedimenti, chiude il cerchio dell'operazione "Malebranche", scaturita dall'inchiesta sul crac milionario Pelonero.

L'ordinanza, il 30 luglio, ha portato agli arresti domiciliari nove componenti della famiglia Sferrazza e la commercialista Graziella Falzone. L'accusa - ipotizzata dai finanzieri, coordinati dai pm Alessandra Russo e Paola Vetro e recepita nell'ordinanza cautelare emessa dal gip Luisa Turco - è di avere svuotato almeno otto società, facendo sparire i soldi con il passaggio da un'impresa all'altra e apprestandosi a fare lo stesso con altre quattro aziende.

I giudici del tribunale del riesame hanno depositato le motivazioni dei provvedimenti con cui sono state annullate le ordinanze a carico dei fratelli Gioachino e Diego Sferrazza che insieme ai familiari gestivano le imprese operanti nel settore della vendita di casalinghi e articoli da regalo. Per la posizione del primo - difeso dagli avvocati Giovanni Castronovo e Chiara Proietto - i giudici scrivono: "Non è emerso alcun substrato organizzativo comune, nonostante le condotte siano usuali e ripetute". Viene, quindi, ribadito che non ci sono gravi indizi in relazione al reato di associazione a delinquere. Sulle singole condotte di bancarotta, essendo troppo datate nel tempo, il tribunale non si pronuncia e sottolinea che, essendo le imprese sotto sequestro, non si ravvisano esigenze cautelari. 

Ragionamento assai simile per la posizione del fratello Diego. Scrivono i giudici: "Come enfaticamente rimarcato dalla difesa (l'imprenditore è assistito dagli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri) non ci sono elementi sufficienti a ritenere la sussistenza del reato associativo. Il coinvolgimento dei componenti di un nucleo familiare non è sufficiente a sostenere che ricorra l'esistenza di un'associazione anche perchè alcune condotte, peraltro, sono state commesse anche da persone esterne alla famiglia".

Secondo quanto scrive il presidente del collegio Monica Sammartino: "Non sono state precisate neppure le condotte di gestione dei vari indagati". Sulle singole condotte di bancarotta non si fa riferimento agli indizi, in quanto trattandosi di fatti datati "non sono dimostrate le esigenze cautelari". 

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