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Foto archivio

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Crack nella distribuzione alimentare, dopo tre anni entra nel vivo l'udienza preliminare bis

Tanti intoppi e un azzeramento: il procedimento a 20 persone, fra cui l'imprenditore Giuseppe Burgio, principale imputato, decolla

Ex soci ed ex dipendenti, rimasti senza stipendio o con investimenti in fumo, chiedono di costituirsi parte civile. I difensori degli imputati si oppongono a gran parte delle istanze sostenendo, fra le altre cose, che ci sono già stati dei risarcimenti in ambito civile che non consentono più altre iniziative nel processo penale.

L’inchiesta sulla più grossa bancarotta fraudolenta degli ultimi dieci anni nell’Agrigentino approda di nuovo in aula per l’udienza preliminare. Il pubblico ministero Alessandra Russo, il 14 marzo di tre anni fa, ha chiesto venti rinvii a giudizio nell'inchiesta bis sul crack delle imprese del gruppo, operante nella grande distribuzione alimentare, riconducibile all'imprenditore Giuseppe Burgio, 55 anni, già condannato a 8 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta con l'accusa, in particolare, di avere fatto sparire un patrimonio di circa 50 milioni di euro facendoli transitare da un'impresa all'altra. Il procedimento, dopo mille intoppi e un azzeramento per un cambio di giudice, è entrato nel vivo ieri con l’esame delle questioni preliminari su cui il gup Alfonso Pinto si pronuncerà il 20 novembre.

In questa nuova indagine, oltre allo stesso Burgio (la cui posizione è stata stralciata), accusato di alcune violazioni tributarie, sono imputati diciannove professionisti fra componenti del collegio sindacale, liquidatori, consiglieri di amministrazione e funzionari di banca accusati di avere agevolato il dissesto con omissioni e, persino, con sottrazione dei beni. 

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