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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca Favara

Presunto appalto milionario truccato, niente sentenza d'appello

Le accuse contestate nei confronti di tutti gli imputati erano di turbativa d’asta, falso, truffa, corruzione, rivelazione di segreti di ufficio, favoreggiamento, omessa denuncia e frode in pubbliche forniture

Per i giudici è "assolutamente indispensabile" ascoltare la testimonianza di due investigatori: il maresciallo capo della Guardia di finanza, Giuseppe Valenti, e l’ex comandante provinciale delle Fiamme Gialle, Pasquale Porzio.

La Corte di Appello presieduta da Giancarlo Garofalo, prima di emettere il verdetto di secondo grado, vuole fare maggiore chiarezza sull’operazione che, il 10 agosto del 2012, ha portato all’acquisizione di documenti e su una relazione di servizio che ha scandagliato un segmento dell’indagine. Niente sentenza di appello per i sei imputati del processo scaturito dall’inchiesta "Kainè trapeza", che avrebbe fatto luce su un presunto appalto milionario truccato al Comune di Favara.

L’inchiesta, il 7 febbraio del 2013, ha fatto scattare tre arresti. Gli imputati dello stralcio abbreviato (per altri quattordici fu disposto il rinvio a giudizio e il dibattimento non si è ancora concluso) sono i favaresi Michelangelo Palumbo, 50 anni, ritenuto un collaboratore dell’impresa Gng; Antonella Nobile, 41 anni, con lo stesso ruolo del primo; Gaetano Lo Porto, 53 anni, considerato il titolare di fatto dell’impresa "Gl costruzioni"; Assunta Caruana, 53 anni, amministratrice unica della stessa società; Antonio Iacolino, 61 anni, e il figlio Calogero, 30 anni, responsabili di un’impresa che commercializza materiale elettrico.

Le accuse contestate nei confronti di tutti gli imputati erano di turbativa d’asta, falso, truffa, corruzione, rivelazione di segreti di ufficio, favoreggiamento, omessa denuncia e frode in pubbliche forniture. Al centro dell'inchiesta c'è la presunta turbativa della gara, bandita nel 2008 dal Comune di Favara, per lavori di consolidamento e riqualificazione degli orti urbani. La tesi della Procura è che in realtà i lavori sarebbero stati eseguiti anche dalla Gng che era tra quelle escluse realizzando a tutti gli effetti una turbativa d’asta attraverso la complicità di altre imprese.

L’indagine ha scandagliato altri episodi come, ad esempio, una truffa nello stato di avanzamento dei lavori attraverso false fatturazioni come contestato ad Antonio e Calogero Iacolino.

Il gup Francesco Provenzano, il 17 luglio del 2014, ha inflitto un anno e sei mesi a Palumbo, sei mesi a Nobile, un anno e sei mesi ciascuno ai due Iacolino, 6 mesi di reclusione e 90 mila euro di ammenda ciascuno a Lo Porto e Caruana. I difensori (gli avvocati Leonardo Marino, Giovanni Castronovo, Tanja Castronovo, Salvatore Virgone e Salvatore Tirinnocchi) hanno impugnato il verdetto. I giudici, dopo essersi ritirati in camera di consiglio, hanno ordinato l’audizione dei nuovi testi programmata per il 22 maggio.

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