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Niente ruspe del Comune, in città si procede con l'autodemolizione

Ai tecnici del Comune e alla Procura non resta da fare altro, in questi casi, che dei sopralluoghi congiunti per avere certezza che dopo le intimazioni ricevute dal Municipio gli abusivi hanno davvero cancellato le “macchie” e ripristinato i luoghi

L’inversione di tendenza sembra tenere. Agrigento continua a non accendere – esattamente per come era successo con i 12 nominativi del secondo elenco di beni abusivi da demolire – le ruspe del Comune. Sono gli stessi ormai ex proprietari dei beni che, cercando di risparmiare, radono al suolo quanto di abusivo hanno realizzato: beni per i quali c’è una sentenza passata in giudicato. Nel più fitto silenzio, gli uffici di palazzo dei Giganti – assieme a quelli della Procura della Repubblica di Agrigento – stanno scorrendo i nominativi del terzo elenco. Una trentina i beni: non sempre si tratta di immobili, ma ci sono anche muretti o coperture abusive che compongono la nuova – la terza, appunto, – lista. E anche per questo tour de force si stanno registrando – dovrebbero essere una decina circa – casi di autodemolizione. 

“Si stanno valutando le singole pratiche – hanno reso noto, ieri, dal Municipio della città dei Templi – e si va avanti”. Il Comune, di fatto, verifica se entro il termine imposto dalla diffida c'è stata o meno l'autodemolizione. A settembre, non è escluso che si potranno tirare le fila e capire se tutti i 30 beni abusivi sono stati demoliti autonomamente o se, invece, dovrà intervenire la ruspa “pubblica”. 

Ai tecnici del Comune e alla Procura non resta da fare altro, in questi casi, che dei sopralluoghi congiunti per avere certezza che dopo le intimazioni ricevute dal Municipio gli abusivi hanno davvero cancellato le “macchie” e ripristinato i luoghi. Se il fabbricato o manufatto, oggetto di abuso edilizio, risulterà essere stato demolito autonomamente, la lista - indicata dalla Procura – scorrerà ulteriormente. Se invece l'abuso edile è rimasto dov'era,  arriveranno le ruspe dell'impresa "Patriarca" - che si è aggiudicata la procedura negoziata - e si procederà, radendo al suolo l'abuso, in danno dell'ormai ex proprietario del bene. Prima di parlare di nuovo elenco, per Agrigento, bisognerà attendere – ma non ci vorrà molto tempo – avere contezza del fatto che la terza lista è stata esaurita.

L'elenco in mano alla Procura – una lista non cristallizzata – “parlava”, qualche mese fa, di ben 650 opere illegali. Opere realizzate nel perimetro del Parco archeologico, esteso per circa 1.200 ettari, e molto spesso neanche visibili dall'area della Valle dei Templi. 

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