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Il bunker del carcere Petrusa dove è avvenuta l'audizione e nel riquadro Giuseppe Tuzzolino

Il bunker del carcere Petrusa dove è avvenuta l'audizione e nel riquadro Giuseppe Tuzzolino

Concessioni edilizie e tangenti, intrecci tra massoneria e mafia: il racconto choc del pentito Tuzzolino

Si è svolta all'aula bunker del carcere Petrusa l'audizione del collaboratore di giustizia. E' emerso anche che l'indagine è estesa ad altre province siciliane: documenti sono stati trasmessi alla Procura di Trapani, altri sono stati sequestrati a Palermo

Ha parlato del tentativo di esportare il "modello Palma", in materia di concessioni edilizie, a Lampedusa. E di presunte richieste di tangenti da parte dell'allora sindaco Bernardino De Rubeis. Ma ha parlato anche di massoneria, di rituali massonici e davanti ad un fascicolo di foto, mostratogli dal pubblico ministero Salvatore Vella, ha riconosciuto alcune persone. 

È stato il giorno dell'audizione dell'architetto-pentito Giuseppe Tuzzolino al processo della cosiddetta "cricca di Lampedusa" dove sono imputati l’ex sindaco Bernardino De Rubeis, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico Giuseppe Gabriele, l’ex responsabile dello sportello delle Attività produttive, Gioacchino Giancone, e altri 22 fra imprenditori, isolani e presunti corruttori. L'audizione si tiene, per ragioni di sicurezza, nell'aula bunker del carcere Petrusa di Agrigento.

La Procura – l’accusa è rappresentata al processo dal pm Salvatore Vella – ipotizza l’esistenza di una vera e propria banda dedita a truffe e tangenti che avrebbe realizzato, fra le altre cose, diverse opere pubbliche e private in maniera illegale. Sullo sfondo della vicenda ci sarebbe, fra le altre cose, la massoneria ed in particolare le logge deviate di cui, secondo quanto l’architetto-pentito racconta, ne avrebbe fatto parte Gabriele. L’affiliazione massonica, di per sé del tutto lecita, secondo la Procura confermerebbe l’esistenza di un legame grigio fra alcuni imputati e, quindi, dell’associazione a delinquere.

LA DIRETTA

17,30 - Conclusa l'audizione di Tuzzolino. Il presidente ringrazia "gli uomini del servizio centrale di protezione". L'avvocato Valenza chiede di sentire altri testi e in particolare il ristoratore Tonino Chiazza, titolare del locale dove sarebbero stati "sequestrati" Gabriele e Giancone.

17,06 - Passo indietro su domanda del presidente. "Ho deciso di collaborare - dichiara Tuzzolino - con la giustizia nel 2013, dopo essere stato minacciato dalla Stiddra. Sostenevano che avessi rubato dei soldi a Condello. Ho iniziato a collaborare da subito, quando ero in carcere, con la dottoressa Vella".  

16,49 - Emerge una contraddizione rispetto a un particolare raccontato alcune ore fa. Tuzzolino aveva detto che Gabriele, quando fu minacciato dal boss Condello, tirò fuori 13.500 euro da due tasche. Adesso dice che li ha tirati fuori solo da una tasca. Tuzzolino aggiunge un particolare: "Io volevo vendicare lo sgarro, quei soldi li regalai a Condello e Chiazza". Valenza lo incalza ed il presidente rincara la dose: "Aveva detto di avere intascato 5 mila euro". Tuzzolino: "Guardi, non mi ricordo bene adesso". Tuzzolino aggiunge: "Ho voluto solo mortificare Gabriele e Giancone, non mi interessava nulla dei soldi".    

16,35 - Altro siparietto sull'avvocato Valenza, Tuzzolino: "Mi ricordo di lei al Goi. Aveva i paramenti ed i guanti rossi. Lei è in loggia con Cumbo e Vaccaro". Il presidente Miceli lo interrompe: "Però, conteniamoci. Non c'entrano queste cose col processo. Basta non ci interessa la vita massonica". Valenza: "Lei sa il mio nome di battesimo?". Tuzzolino: "Nicola, mi sembra". Valenza (che di nome si chiama Ignazio) replica: "Ma come? Abbiamo pranzato e cenato assieme e non sa il mio nome". Tuzzolino: "Non siamo comunque mai stati intimi". 

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