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Sabato, 4 Febbraio 2023
L'inchiesta

"Ho fatto da palo per l'attentato al bar di Milano e mi hanno pagato 50 euro, ecco chi dava ordini": ventenne collabora e viene scarcerato

Lo scorso ottobre una baby gang ha appiccato un rogo, dietro il compenso complessivo di 500 euro, a una pasticceria vicino a piazza Piola. Gli indagati hanno fra i 18 e i 20 anni e sono stati traditi da un'auto presa a noleggio e una tuta della Juve. L'agrigentino del gruppo ammette: "Ecco come sono andati i fatti"

"Ho fatto da palo, mi hanno pagato con 50 euro. Conosco solo due dei componenti del gruppo, vi racconto come sono andati i fatti": il ventenne agrigentino Claudio Pio Russo Introito, arrestato tre settimane fa, collabora con i pm e ammette di essere uno dei cinque componenti della baby gang accusata di avere appiccato un incendio a una pasticceria vicino a piazza Piola, nel quartiere di Città Studi, a Milano. 

Il gip di Milano, Roberto Crepaldi, al quale si sono rivolti i difensori, gli avvocati Salvatore Pennica e Giuseppe Barba, in considerazione dell'atteggiamento collaborativo lo scarcera e gli applica gli arresti domiciliari nella sua abitazione agrigentina. Le indagini dei militari del nucleo investigativo di Milano, coordinate dal pm della Dda Stefano Civardi, sono iniziate dopo l'incendio doloso alla pasticceria, avvenuto lo scorso 19 ottobre.

Dalla ricostruzione dei carabinieri, fatta anche attraverso attività tecniche e studio dei social network, pare che i cinque, tutti italiani, all'1.30 del 19 ottobre con un flessibile abbiano tagliato la saracinesca della pasticceria e versato all'interno una grande quantità di liquido infiammabile. Poi, appiccate le fiamme, che hanno distrutto il locale, sono scappati a bordo di un'auto presa a noleggio dall'agrigentino che avrebbe utilizzato i suoi dati veri, compreso il numero di telefono, per registrarsi all'app della società di sharing. Con quel mezzo avrebbe poi fatto da autista. La pasticceria, dove uno dei cinque era impiegato, era stata oggetto di altri due analoghi episodi nei mesi precedenti.

l lavoro dei militari è partito dalle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza la sera del rogo, da cui è stato possibile isolare 5 "ignoti". Una pistola scacciacani priva del tappo rosso, inoltre, è stata trovata in casa di uno degli indagati. L'agrigentino ha ammesso di conoscere solo due degli altri incendiari e ricostruito quanto fatto quel giorno.

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