Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Ati, nuovo piano d'ambito: parte la corsa contro il tempo

Bisognerà realizzarlo entro fine novembre, creato uno staff con dipendenti dell'Ambito per accelerare le procedure

L'assemblea dell'Ati

Nuovo piano d’ambito dell’Ati di Agrigento, partono i lavori per rivedere nel complesso la carta che traccerà lo scheletro della nuova gestione del servizio idrico ed è una vera e propria corsa contro il tempo.

Dopo l’individuazione delle ditte private che dovranno svolgere le attività tecniche in sé, cioè la Luell e la Blueworks, l’Ati ha tracciato la roadmap degli interventi da realizzare e il tempo a disposizione per fare tutto, “scoprendo” che quello rimasto è davvero molto molto poco: la fase di reperimento delle informazioni necessarie dovrà essere conclusa entro il 31 ottobre, mentre entro il 30 novembre il piano va fisicamente completato, pena il rischio del commissariamento. Del resto, come noto, il commissario c’è già ed è insediato e in attesa che sia necessario il suo intervento.

Il lavoro da fare però è molto: bisogna ad esempio effettuare una ricognizione delle infrastrutture, scrivere il programma degli interventi, individuare il modello gestionale ed organizzativo, tracciare il piano economico e finanziario ed effettuare la verifica dei dati già in possesso dell’Ati già contenuti nel Piano d’ambito del 2002.

Per fare tutto questo quindi l’Ati ha rilevato la necessità di creare un gruppo di lavoro per affiancare la società composta dal personale dell’Ambito per accelerare le procedure e portare a casa più rapidamente i risultati.

Qualcuno, tuttavia, continua a porsi degli interrogativi. Ad esempio: come realizzare un piano d’ambito senza che i Comuni dell’Ambito abbiano votato tutti (o almeno, la maggioranza) lo statuto della nuova consortile e senza che l’Ati abbia definito tutta la procedura che riguarda il riconoscimento dei requisiti per la gestione diretta del servizio idrico? Quest’ultima, infatti, è come nota tornata in mano alla gestione commissariale dopo che la Regione Siciliana aveva ritenuto che non bastasse semplicemente un passaggio da parte degli uffici per decidere in tal senso ma fosse appunto necessario un voto dell’Assemblea o, in caso questo fosse mancato, l’intervento del commissario ad acta.

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