Servizio idrico, affidato l’incarico per la revisione del piano d’ambito

L'Ati prova a scongiurare il rischio commissariamento. Il consorzio Tre Sorgenti “resiste”, intanto, alla richiesta di consegna delle reti

Aggiornamento del piano d’ambito idrico di Agrigento, l’Ati va avanti per scongiurare il rischio commissariamento e  predisporre le basi per il futuro della gestione dell’acqua in provincia. Nei giorni scorsi, infatti, gli uffici hanno provveduto ad affidare a trattativa diretta l’incarico ad una società che avrà adesso il compito di ridisegnare il documento che è guida principale della gestione delle risorse idriche in provincia. Un documento che dovrà valutare la nuova tariffa, i costi, i comuni effettivamente rientranti nell’ambito e che, si leggeva nel provvedimento di affidamento, “dovrà essere redatto anche con la prospettiva di eventuale affidamento a più di un soggetto gestore”.

Un passaggio che aveva fatto letteralmente drizzare le “antenne” a molti, ma che in realtà trova la propria giustificazione probabilmente nella pluralità delle voci dentro l’Ati: se molti comuni non hanno ricevuto l’autorizzazione alla gestione diretta così come prevista dall’articolo 147, infatti, gli stessi rientrano dentro consorzi come il Tre Sorgenti che, in un certo senso, hanno ricevuto la “benedizione” da parte dell’Ati.

La struttura a cui appartengono diversi comuni come Palma di Montechiaro, Licata, Campobello di Licata e Canicattì, infatti, non ha alcuna intenzione di riconsegnare le reti alla Girgenti Acque (anche se la società è oggi gestita dallo Stato attraverso due commissari, e la Tre sorgenti ha un commissario ad acta che doveva traghettarla in tale direzione) e, nel ribadire al gestore la propria autonomia in tal senso ha nei giorni scorsi tirato fuori un vecchio verbale dei mesi scorsi in cui è il presidente dell’Ati, Francesca Valenti, a precisare che il servizio idrico continuerà ad essere gestito da Tre Sorgenti nelle more della creazione di una società consortile pubblica, aggiungendo che i commissari della Girgenti Acque “invece di sollecitare la cessione delle reti dovrebbero prendere atto che una volta cedute non sarebbero in grado di gestirle. La gestione commissariale – continua – è temporanea, non può fare nulla che non sia ordinario, al fine di traghettare questo momento e non può quindi assumere altre gestioni perché non rientrerebbe tra le proprie funzioni ordinarie, come emerso in un confronto con il prefetto di Agrigento”.

In questa ottica va contestualizzato l’incarico legale affidato nei mesi scorsi dall’Ati ad un avvocato per conoscere i limiti effettivi dell’incarico commissariale che oggi regge la Girgenti Acque dopo l’interdittiva antimafia che ha rimosso la precedente gestione.

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