"Assunzioni e danno erariale", la Procura impugna l'assoluzione di Mariella Lo Bello

L'ex assessore regionale era stato citato davanti la Corte dei Conti: ne veniva chiesta la condanna al pagamento di 885.250 euro

Mariella Lo Bello

Quel voto, favorevole alla programmazione ed esecuzione del progetto "Spartacus", le sta costando caro. Molto caro. La Procura regionale della Corte dei Conti aveva citato, chiedendone la condanna al pagamento di 885.250 euro, l'ex assessore regionale Mariella Lo Bello davanti alla Corte dei Conti sezione giurisdizionale. La Procura regionale della Corte dei Conti aveva, infatti, ravvisato un danno erariale complessivo di 35.401.000 euro, pari alle risorse impiegate nello stesso progetto “Spartacus”.

L'ex assessore regionale Mariella Lo Bello, con il patrocinio dell'avvocato Girolamo Rubino, s'è costituita in giudizio ed ha evidenziato come, con quella delibera, si fosse limitata ad esprimere una mera presa d’atto in ordine alla proposta dell’assessore regionale competente, rimettendo agli organi ed agli uffici dell’amministrazione regionale il compito di verificare la concreta fattibilità del progetto. Non c'era - per Mariella Lo Bello e la sua difesa - nessun nesso causale fra quella delbera e il presunto danno contestato dalla Procura. Il giudice di primo grado, in totale adesione alle tesi difensive sviluppate dall’avvocato Rubino, ha escluso ogni addebito a carico della Lo Bello.

Ma non è tutto finito in primo grado perché la Procura ha impugnato la sentenza della Corte de Conti. Adesso l'ex assessore regionale - che ha già conferito mandato sempre all'avvocato Girolamo Rubino - dovrà resistere all'appello proposto dalla pubblica accusa. L'udenza di merito è stata fissata per il 16 ottobre.  

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Nella citazione, depositata nel giugno del 2018, la Procura regionale della Corte dei Conti ravvisava un danno erariale complessivo di euro 35.401.000, pari alle risorse impiegate nel progetto “Spartacus”, contestando la liceità dello stesso sotto tre profili: violazione del divieto di affidare 'in house' il progetto al Ciapi, in quanto ente non adeguato sul piano organizzativo; violazione del divieto di assunzione in enti e società regionali del personale impiegato per la realizzazione delle attività progettuali; sviamento di risorse pubbliche per finalità diverse da quelle programmate. La Procura regionale della Corte dei conti sosteneva che l’unico scopo realmente perseguito dall'amministrazione regionale fosse quello di assicurare lavoro precario ai quanti iin precedenza addetti agli sportelli multifunzionali.

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