Assalti blasfemi e razziali alla tenda delle suore, 30enne arrestato dopo la condanna definitiva

I poliziotti della squadra mobile di Agrigento, subito dopo la firma del sostituto procuratore generale Giuseppe Fici, hanno eseguito l’ordine di carcerazione nei confronti di Davide Cipolla

Due settimane dopo il sigillo della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo, quindi, definitiva la sentenza, si aprono le porte del carcere per Davide Cipolla, 30 anni, condannato a 4 anni e otto mesi per l’assalto razzista e blasfemo alla tensostruttura del Viale della Vittoria gestita dalle suore.

I poliziotti della squadra mobile di Agrigento, subito dopo la firma del sostituto procuratore generale Giuseppe Fici, hanno eseguito l’ordine di carcerazione. Cipolla, difeso dagli avvocati Davide Casà e Alessandro Marchica, è stato prelevato dalla sua abitazione e portato in carcere per espiare la pena alla quale andrà sottratto un periodo di carcerazione preventiva di poco meno di tre mesi. Il secondo imputato, Biagio Licata, 33 anni, peraltro molto noto in città per essere uno degli storici "portatori di San Calogero", proverà ad evitarlo chiedendo la detenzione domiciliare o l'affidamento in prova ai servizi sociali dovendo scontare una condanna a tre anni. 

Due le aggressioni al centro della vicenda. La prima è avvenuta il 23 novembre del 2008. Cipolla e Licata assaltarono in piena notte la tenda e colpirono con calci e pugni all'occhio e in testa il custode etichettandolo con insulti volgari e razzisti. L’aggressione più grave, anche in quel caso del tutto immotivata e gratuita, è avvenuta il 25 gennaio del 2009 a distanza di tre mesi dalla prima. Cipolla e Licata fanno ancora irruzione all’interno della tenda aggredendo il custode quarantenne con calci e pugni e usando come arma per picchiarlo una grossa croce di legno. Lo straniero, a cui sarebbero stati rivolti ancora insulti razziali, riportò un trauma cranico e la frattura del braccio. I due giovani, poi, furono bloccati dai carabinieri. Cipolla è già alla terza condanna definitiva: tredici anni fa, da minorenne, uccise un ragazzo con un colpo di cacciavite in un occhio. Negli anni successivi staccò con un morso il lobo dell’orecchio del titolare di uno stabilimento balneare.

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