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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca

Arte contemporanea nelle aree archeologiche, arriva lo "stop" dalla Regione: anche per la Valle?

In Sicilia divampa la polemica per il "Caso Segesta", ma Italia Nostra ricorda uno dei casi più discussi in città avvenuto proprio all'interno del Parco

"La sacralità laica dei nostri Parchi archeologici non ammette contaminazioni di altre iniziative culturali, per quanto dettate da buoni propositi".

Così parlò, solo ieri, il presidente della Regione Nello Musumeci. Parole chiarissime che hanno però una causa scatenante precisa, cioè le polemiche nate in questi giorni in seguito ad una installazione d'arte moderna all'interno del parco di Segesta. Una proposta che è stata duramente attaccata da Vittorio Sgarbi, spingendo appunto il governatore ad intervenire annunciando un provvedimento firmato dall'assessore ai Beni culturali Alberto Samonà, finalizzato " far sì che ogni singolo allestimento di arte contemporanea da realizzarsi in aree e Parchi archeologici venga preceduto dalla presentazione, da parte del soggetto proponente, di un dettagliato progetto espositivo da sottoporre alla preliminare autorizzazione dipartimentale".

La prima domanda che ci si pone, ovviamente è se questa linea varrà per il futuro anche per la Valle dei Templi, dove da alcuni anni l'arte moderna fa lungamente "bella" mostra nel cuore della "sacra" area archeologica, con tanto di rincaro - obbligatorio - del biglietto di accesso.  Esposizioni che non sempre raccolgono il consenso del pubblico e che hanno a volte anche suscitato delle polemiche. 

A rinnovarle, in parte, è in una nota il presidente di Italia Nostra Leandro Ianni: "Non possiamo non ricordare - dice - che anche il compianto Sebastiano Tusa, nel 2018, nella qualità di assessore regionale dei Beni culturali, autorizzò una mostra d’arte contemporanea – assai più 'mostruosa' e disturbante, persino acusticamente, dell’attuale esposizione di Segesta – nella sublime Valle dei Templi di Agrigento. La mostra: 'Jan Fabre, Ecstasy & Oracles'. Allora, però, Sgarbi e Musumeci non dissero nulla".  

Si tratta, lo si ricorderà, delle esposizioni curate dall'artista Jan Fabre: dei pannelli multimediali su cui si alternavano immagini e suoni molto "impattanti" e certamente "particolari".

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