L'arresto dell'ex assessore di Naro, la Procura: "Millantava la possibilità di stoppare richieste delle famiglie mafiose"

L'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per Francesco Lisinicchia è stata firmata dal Gip Alessandra Vella su richiesta del procuratore aggiunto Salvatore Vella e del sostituto Chiara Bisso

Un momento della conferenza stampa in Procura e nel riquadro l'ex assessore di Naro Franco Lisinicchia

L'azienda non aveva chiesto alcun servizio di guardania. Anzi, non riteneva nemmeno che ve ne fosse bisogno. L'ex assessore di Naro Francesco Lisinicchia di 49 anni, finito agli arresti domiciliari dopo la firma dell'ordinanza di custodia cautelare da parte del Gip Alessandra Vella, avrebbe però offerto - e con insistenza - il servizio di un istituto di vigilanza privata. E lo avrebbe fatto "con condotte insistenti nel tempo, che arrivavano a millantare o comunque ad offrire una protezione non soltanto a 360 gradi politica, ma anche nei confronti delle famiglie mafiose di Naro" - ha spiegato, durante la conferenza stampa, il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella che ha coordinato, assieme al sostituto Chiara Bisso, l'inchiesta - .

"Ha tentato di favorire un istituto di vigilanza", arrestato ex assessore di Naro 

"L'appalto per il servizio di raccolta dei rifiuti era già stato vinto, in maniera pulita, dall'imprenditore di Gela. Non era la gara in discussione - ha chiarito il procuratore aggiunto Salvatore Vella - . L'impresa stava predisponendo i mastelli, mezzi e personale per avviare la raccolta differenziata che era stata già vinta regolarmente. Dopo la vincita di questa gara, l'assessore si era presentato dicendo - ha ricostruito sempre il procuratore aggiunto di Agrigento - che avrebbero potuto avere problemi a stare a Naro, sia perché lasciavano questo materiale: quasi 100 mila euro di mastelli, contenitori che possono sempre prendere fuoco: questo diceva l'assessore e, per rincarare la dose, oltre ad offrire una protezione politica a 360 gradi diceva che si sarebbe fatto referente, punto di riferimento per stoppare eventuali richieste delle famiglie mafiose di Naro. Per quello che sappiamo noi non ci sono questi riscontri". L'ex assessore avrebbe dunque millantato.

LE VIDEO INTERVISTE. Imprenditore coraggio denuncia e scatta l'inchiesta 

L'imprenditore ha denunciato  

 A denunciare le presunte richieste, da parte dell'ex assessore di Naro Francesco Lisinicchia (è stato dimissionato, per motivi politici, dal sindaco Lillo Cremona lo scorso 9 novembre) è stato l'imprenditore Giuseppe Romano, titolare della ditta che si deve occupare della raccolta differenziata a Naro. L'imprenditore, accompagnato dal presidente dell'associazione antiracket di Gela Renzo Caponnetti, si è presentato dai carabinieri ed ha raccontato tutto, fidandosi dell'Arma. "L'imprenditore, quando lo abbiamo sentito noi, era chiaramente molto preoccupato. E' un imprenditore che arriva da fuori (da Gela ndr.), sa che, in provincia di Agrigento, le famiglie mafiose esistono, quindi sicuramente l'ex assessore aveva fatto alzare, e in maniera notevole, il livello di timore nell'imprenditore  - è entrato nel dettaglio il procuratore aggiunto Salvatore Vella - . Quindi chiedeva la sottoscrizione di questo contratto di vigilanza che aveva un valore di circa 65 mila euro all'anno, per un servizio che la ditta non aveva ritenuto di sottoscrivere ed avere". 

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Troppe lettere anonime in Procura, Vella: "Bisogna metterci la faccia"

Indagini in tempo record

Le indagini dei carabinieri della stazione di Naro e quelli della compagnia di Licata sono state realizzate in tempo record: meno di un mese. I militari dell'Arma e la Procura della Repubblica si sono avvalsi di intercettazioni ambientali e riprese video. Elementi che, appunto, secondo l'accusa, incastrerebbero l'ormai ex assessore con delega all’Urbanistica, all’Edilizia pubblica e privata, ai Rifiuti e al Servizio idrico integrato del Comune di Naro. "L'allora amministratore pubblico, in stretti rapporti di occulta collaborazione con un istituto di vigilanza privato, - hanno scritto carabinieri e Procura - sfruttando la propria influenza politica sul territorio e nell'ambito del consiglio comunale si era adoperato affinché la vittima potesse stipulare un contratto di guardania per una spesa annuale di circa 65 mila euro con l'istituto di vigilanza. L'assessore, per indurre la vittima a piegarsi, aveva anche prospettato la possibile adozione di sanzioni relative a generiche carenze sul servizio di raccolta di rifiuti, suggerendogli di ricoverare, nelle ore notturne, i mastelli dal valore di circa 90 mila euro, allo scopo di proteggerli da eventuali, fantomatici, danneggiamenti".      

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