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L'avvocato Giuseppe Arnone durante una passata conferenza stampa

L'avvocato Giuseppe Arnone durante una passata conferenza stampa

L'arresto per estorsione, Giuseppe Arnone davanti al Gip

Domani mattina dovrebbe tenersi l'interrogatorio dell'avvocato e politico che, già in Questura, ha cercato di spiegare e fare chiarezza sull'accordo processuale per conto di suoi clienti

Domani mattina dovrebbe esserci l’interrogario davanti al Gip del tribunale di Agrigento. L'avvocato Giuseppe Arnone - rappresentato e difeso dai colleghi Arnaldo Faro e Carmelita Danile - certamente parlerà, cercherà di fare chiarezza e di difendersi dall'infamante accusa di estorsione. Lo ha già fatto, del resto, in Questura. Ieri, Arnone avrebbe cercato di spiegare che la somma di denaro incassata - due assegni per complessivi 14 mila euro - era relativa ad un accordo processuale per conto dei suoi clienti che avevano denunciato l'avvocatessa Francesca Picone. Avrebbe spiegato, dunque, che vi era un accordo fra le parti, scritto nero su bianco, in merito alla transazione da eseguire. Accordo che avrebbe previsto che l'avvocato Arnone non si sarebbe costituito parte civile e che non si sarebbe costituito nel procedimento neanche a tutela di altre parti offese. 

LEGGI ANCHE: ARRESTATO L'AVVOCATO GIUSEPPE ARNONE

I pubblici ministeri Carlo Cinque ed Alessandro Macaluso - titolari del fascicolo di inchiesta - dopo un lungo interrogatorio non gli hanno però creduto. Alcune conversazioni registrate avrebbero evidenziato - secondo l'accusa - che si sarebbe trattato di un ricatto "per non alzare clamore mediatico". La Procura ha infatti così ricostruito: "Si tratta della estorsione della somma di 50 mila euro che Arnone avrebbe richiesto a Picone per non alzare clamore mediatico su una pregressa vicenda giudiziaria che vede Picone imputata per irregolarità nei confronti di alcuni suoi clienti successivamente assistiti proprio da Arnone". Il presunto ricatto, la presunta "costrizione" a pagare avrebbero dunque fatto configurare, a carico di Arnone, l'ipotesi di reato di estorsione. E la Squadra Mobile - che è coordinata dal dirigente Giovanni Minardi - è intervenuta nel momento del pagamento della prime due rate della presunta pretesa estorsiva, sequestrando i due assegni del complessivo valore di 14 mila euro emessi da Picone a favore di Arnone.

IL VIDEO - LA DIFESA: "È ESTRANEO AI FATTI"

"La vicenda trae spunto da una transazione per la quale l'avvocato Picone ha consegnato all'avvocato Arnone - scrive la difesa dell'indagato - due assegni per complessivi 14.000 euro". Secondo la difesa di Arnone, nella "trattativa per la composizione di questa controversia sono stati coinvolti ben 5 legali di Agrigento". 

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"Probabilmente per la prima volta in Italia, viene operato un arresto per il gravissimo reato di estorsione relativo ad una transazione condotta da ben sei avvocati, - scrive, ancora, la difesa dell'avvocato Peppe Arnone - le cui trattative si sono svolte attraverso messaggi di posta elettronica certificata con l’iniziativa per l’accordo e con il pagamento del dovuto, a seguito della sottoscrizione di un accordo, a mezzo di assegni bancari". 
 

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