Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca Via Carlo Alberto

Canicattì, perde il cappellino durante la fuga: rapinatore "incastrato" dall'esame del dna

L'uomo, dopo essersi travisato ed armato di coltello, si era fatto consegnare l’incasso giornaliero, sotto la minaccia dell’arma. Ma mentre si dava alla fuga, ha perso il cappellino che indossava: dalla comparazione tra il materiale biologico prelevato dal cappellino e quello prelevato dai campioni effettuati, è arrivata la prova certa del suo coinvolgimento nella rapina

I carabinieri della Stazione di Canicattì, comandati dal maresciallo Michele Iovine, hanno tratto in arresto il 27enne Angelo Sferrazza in esecuzione dell’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Agrigento in quanto, dall’attività di indagine svolta, emergono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di rapina aggravata commessa il 3 agosto del 2014 in danno del distributore Agip di via Carlo Alberto, a Canicattì.

L'uomo, dopo essersi travisato ed armato di coltello, si era fatto consegnare l’incasso giornaliero, sotto la minaccia dell’arma. Ma mentre si dava alla fuga, ha perso il cappellino che indossava.

I militari dell’Arma di Canicattì, dopo avere visionato dei filmati dell’impianto di videosorveglianza, risultati poco utili in quanto il rapinatore aveva il viso coperto, hanno puntato tutto sul cappellino indossato dal rapinatore che ha rappresentato la chiave risolutrice del caso poiché, dopo avere prelevato il materiale biologico in esso contenuto, lo hanno comparato con il dna estratto dai campioni di saliva prelevati a Sferrazza.

Dopo laboriose ed articolate indagini, si sospetti hanno iniziato a convergere sull'uomo, le cui caratteristiche fisiche sono risultate compatibili con quelle del rapinatore.

Dalla comparazione tra il materiale biologico prelevato dal cappellino e quello prelevato dai campioni effettuati, è arrivata la prova certa del suo coinvolgimento nella rapina.

I carabinieri del Ris di Messina, infatti, hanno dichiarato come «perfettamente sovrapponibili i due dna» certificando in tal modo la responsabilità dell’arrestato.

Ancora una volta la "prova scientifica" ha risolto un caso che diversamente sarebbe rimasto senza un colpevole.

Angelo Sferrazza, con precedenti specifici, è stato condotto agli arresti domiciliari con l’applicazione del sistema di controllo elettronico, il cosiddetto braccialetto elettronico.
 

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