Domenica, 14 Luglio 2024
Inchiesta "Sorella Sanità 2"

L'appalto dell'Asp da 17 milioni e il maresciallo del Nas "incastrato" da intercettazioni e "pentiti": ecco come si vincevano le gare

Il retroscena dell'inchiesta che stamattina ha portato a 5 arresti, tra cui anche quello di un militare del Nas. Del carabiniere hanno parlato Fabio Damiani, ex manager dell'Asp di Trapani e presidente della commissione di gara, e l'imprenditore a lui vicino, Salvatore Manganaro

Una lotta senza esclusione di colpi per accaparrarsi una fetta degli appalti milionari nella sanità. "Strategie della tensione", "terrorismo", mezze frasi, avvertimenti, pressioni più o meno pesanti, pizzini, ma anche una bella cassata - consegnata in pieno giorno e nella centralissima via Principe di Belmonte - per "addolcire" chi avrebbe potuto garantire di vincere una gara. E perché non affidarsi - per essere più convincenti - anche a un maresciallo del Nas dei carabinieri, come Loreto Li Pomi, finito agli arresti domiciliari nell'ambito del secondo capitolo dell'inchiesta "Sorella Sanità" della guardia di finanza? E' proprio questo che, secondo la Procura, avrebbe fatto Massimiliano D'Aleo (al quale è stato imposto l'obbligo di dimora), rappresentante della Generay che avrebbe cercato di essere favorito nell'appalto da 17 milioni e 635 mila euro per la gestione e manutenzione di apparecchiature medicali dell'Asp di Palermo.

Il retroscena emerge dall'indagine coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Il nome del maresciallo, peraltro, era già venuto fuori in alcune intercettazioni, ma poi erano stati gli stessi "pentiti" del primo filone, Fabio Damiani, ex manager dell'Asp di Trapani e presidente della commissione di gara, e l'imprenditore a lui vicino, Salvatore Manganaro a parlare di lui.

Mazzette nella sanità, ecco chi sono le persone coinvolte

Damiani: "Il maresciallo iniziò a tentare approcci con me..."

A dicembre del 2020, a sette mesi dal suo arresto, Damiani spiegò ai pm quali fossero i suoi rapporti con Li Pomi, che da maresciallo del Nas specializzato proprio nelle indagini sugli appalti pubblici, avrebbe frequentato da tempo il suo ufficio. "All'epoca della gara, nel 2015 e tra la pubblicazione del bando di gara e poi le fasi di valutazione da parte della commissione aggiudicatrice, soprattutto nella prima fase, lui iniziò a tentare approcci con me - mette a verbale Damiani - che riguardavano appunto la gara... Mi chiedeva informazioni, mi ammoniva su altre persone o comunque sul mio comportamento, su Manganaro, diceva di stare attento...".

"Aveva un atteggiamento ammonitorio, sentivo che voleva spaventarmi"

Poi "la frequentazione si intensificò, capitava che mi chiamava per prendere un caffè, lui aveva sempre un atteggiamento del tipo ammonitorio, diceva che c'erano voci... Una volta mi disse che erano arrivate delle lettere anonime sul mio conto e su Manganaro, cioè come se io e Manganaro avessimo dei rapporti... Quando ci prendevamo il caffè, passati i convenevoli, lui iniziava con queste discussioni... Io avevo la sensazione come se lui mi volesse far spaventare per poi invece ottenere informazioni o comunque ottenere da parte mia altre cose, cosa che poi in effetti si concretizzò".

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"Mi presentò D'Aleo che mi chiese apertamente un appoggio"

Damiani spiega che "questa mia sensazione si rivelò vera, quando mi chiese esplicitamente di intervenire sulla gara degli elettromedicali presentandomi Massimo D'Aleo... Mi disse che era un suo carissimo amico, che lui ci teneva molto a lui, che era un persona perbene, poi D'Aleo mi disse che alla gara a cui aveva partecipato 'Hc', lui aveva degli accordi commerciali con 'Hc', forse di subappalto. Insomma lui sarebbe stato realisticamente colui che avrebbe poi fatto le manutenzione sulle apparecchiature... Io fui un po' meravigliato della chiarezza di questo discorso, perché Li Pomi non si era mai spinto a tanto. Mi chiese esplicitamente un appoggio cioè sulla valutazione dei progetti... La gara era già stata bandita però eravamo alla fase dell'apertura della documentazione amministrativa".

"Il carabiniere con la sua divisa usava il gioco sottile del ricatto"

"Dopo quell'incontro - aggiunge Damiani - incontrai D'Aleo almeno altre 2 o 3 volte, quindi lui mi chiamava o mi mandava Whatsapp e ci vedevamo. Le richieste erano sempre quelle, sull'andamento della procedura, di cosa io stessi facendo realmente per lui e negli ultimi incontri le richieste di D'Aleo erano ossessive, nel senso pretendeva, ecco... Non era più una richiesta così generica, diventò proprio ossessiva, quasi pretenziosa del risultato. E ogni volta che vedevo D'Aleo, immediatamente dopo io ricevevo una telefonata da Li Pomi, una volta lui mi volle incontrare, rimproverandomi che D'Aleo aveva la percezione che io non facessi abbastanza nei suoi confronti... Lo percepivo che vi fosse un accordo tra i due e che quindi lui spalleggiasse D'Aleo con la sua divisa, cioè con il fatto che avesse un ruolo. Anche perché lui poi giocava sempre con questo gioco sottile del ricatto. Cioè la lettera, 'stai attento', 'mi hanno detto'".

"L'imprenditore mi regalò una cassata"

L'ex manager dell'Asp di Trapani riferisce poi che "l'ultimo incontro avvenne in via Belmonte da Spinnato, era Natale 2016, al tavolo trovai D'Aleo che mi portava una cassata e questa cosa mi stupì perché eravamo in pieno centro in via Belmonte, seduti all'aperto da Spinnato, eravamo io, un maresciallo del Nas e un partecipante alla gara che era in corso. Quindi D'Aleo mi fece il regalo della cassata, bastava la sua presenza (di Li Pomi, ndr). Lui giocava molto sui messaggi non detti o sul linguaggio, il maresciallo Li Pomi. D'Aleo mi è arrivato a chiedere esplicitamente che lui voleva vincere la gara".

"Mi chiesero: 'Ma tu cosa stai facendo?'"

Poi "Li Pomi e D'Aleo mi dissero che avevano saputo, che si era sparsa la voce, che 'Hc' non era messa bene e mi chiesero: 'Tu cosa stai facendo?'. In un'altra circostanza mi dissero che nella commissione loro avevano agganciato uno dei tre componenti, che era l'ingegnere Calì. D'Aleo mi accusò apertamente di fare il doppio gioco, cioè che lui sapeva quello che ci dicevamo nella commissione... L'ingegnere poi diede il massimo punteggio al progetto di 'Hc'. Litigammo almeno 2 o 3 volte su questo perché certe valutazioni non erano coerenti con il progetto".

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"Provai disgusto per la persona, non per la torta in sé"

Infine, Damiani afferma: "Ho raccontato questi episodi a Manganaro che ovviamente non gradiva la persona di Li Pomi, ma soprattutto D'Aleo, con cui se non erro ebbe degli scontri..." e aggiunge: "Io D'Aleo l'avrei messo da parte, è una persona molto indisponente, anche quando mi ha regalato la cassata, io ho provato una forma di disgusto, ma proprio per la persona, non per il fatto in sé. L'unico motivo per cui l'ho ricevuto era perché me lo ha imposto il maresciallo Li Pomi".

Manganaro: "Damiani era terrorizzato dal maresciallo"

Manganaro ha confermato questa versione spiegando che Damiani gli avrebbe parlato delle pressioni del maresciallo: "Per salvarsi dal ricatto lui (Damiani, ndr), uscirsene... perché lui aveva il terrore di far capire a Li Pomi che non lo voleva aiutare, era terrorizzato, Li Pomi è occasionale... è uno che intanto sta nel mondo dove gira il potere, lì sei di aiuto, sei rispettato perché chiaramente uno del Nas si presenta...".

"Li Pomi poteva solo essere amico di Antonio Candela"

E aggiunge che "il legame col funzionario (Li Pomi, ndr) nasce in nome della legge. Antonio Candela (ex manager dell'Asp di Palermo, ndr), persona... eroe decorato, è scampato all'attentato della mafia dei posteggiatori dell'Ingrassia, il sabotaggio dell'ascensore, auto con la sirena, scorta, Li Pomi non poteva che esser amico di Candela... Se Li Pomi andava da Damiani e gli andava a dire: 'Sai Candela ce l'ha con te, vuole provare però stai tranquillo che ti proteggo io, però sai c'è quella cosa...', la sera dopo era a cena con Candela lo stesso Li Pomi... Era fondamentale che lui stesse in mezzo e che avesse queste informazioni... questa era la tecnica. Uno come lui si avvicinava solo per dire: 'Fai attenzione, spero che non è vero che tu frequenti quello, stai attento a quella ditta perché è pericolosa, stai attento a tizio'".

"Ci ha preso gusto..."

E conclude: "Lui non nasce come commerciale ma come carabiniere, c'è una grande differenza, poi ci prendi gusto, no? Uno come lui ci prende gusto e in nome di quella che ritiene la cosa giusta, va dando consigli in giro. Finché arriva l'imprenditore D'Aleo, con cui aveva una conoscenza da prima...".

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