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"Arrestato ingiustamente per spaccio di droga", lo Stato condannato a risarcirlo

Emanuele Di Dio, 38 anni, ha trascorso tre giorni ai domiciliari prima di essere stato del tutto scagionato

I giudici della Corte di appello di Palermo hanno condannato il ministero dell'Economia e delle Finanze a risarcire un favarese, Emanuele Di Dio, 38 anni, con 500 euro per tre giorni trascorsi agli arresti domiciliari prima di ottenere l'assoluzione. La Corte presieduta da Maria Patrizia Spina (consiglieri Antonio Caputo e Giovanni Carlo Tomaselli) ha accolto il ricorso del difensore, l'avvocato Salvatore Cusumano, e ha ritenuto che il favarese avesse diritto al risarcimento per ingiusta detenzione.

Di Dio, coinvolto in diverse operazioni antidroga, fu arrestato il 23 agosto del 2014 dai carabinieri dopo essere stato trovato in possesso di alcune boccette di metadone. Il favarese è stato assolto dopo che ha dimostrato che le aveva ricevute dal Sert per uso terapeutico e non erano destinate allo spaccio. 

Dopo essere stato scagionato ha chiesto e adesso ha ottenuto il risarcimento per ingiusta detenzione che non è previsto automaticamente ma solo se si dimostra di "non aver dato causa alla detenzione"

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