Arrestati dopo lo sbarco per violazione del decreto di espulsione, cinque migranti tornano liberi

Per i quattro dell'approdo a Torre Salsa il giudice non ha applicato alcuna misura, per un trentenne tunisino il provvedimento non è stato neppure convalidato: "Illegittimo il no al rientro superiore a 5 anni"

Il barcone utilizzato per sbarco a Torre Salsa

Arrestati dopo lo sbarco "fantasma" a Torre Salsa, tornano liberi dopo l'udienza di convalida: il giudice Alfonso Pinto ha convalidato il provvedimento dando il nulla osta all'espulsione e rinviato il processo per direttissima al 24 settembre, giorno in cui potrebbe concludersi dato che i difensori (gli avvocati Antonio Provenzani, Luigi Reale, Gianluca Camilleri, Salvatore Salvago, Rosa Salvago e Luigi Reale) hanno chiesto il giudizio abbreviato.

L'arresto dei quattro tunisini, ai quali si contestava di avere violato il decreto di espulsione, è stato eseguito dalla squadra mobile nell'ambito di alcuni controlli mirati collegati al fenomeno migratorio, particolarmente complesso da gestire nella fase dell'emergenza sanitaria. Si tratta di Saifeddine Khemiri, 24 anni; Yassine Maalooul, 24 anni; Fouad Kassem, 20 anni e Mohammed Amouri, 30 anni.

L'operazione, coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio, ha portato anche ad altri quattro arresti, sempre nel gruppo dei trentasei che, mercoledì mattina sono sbarcati a Torre Salsa e hanno tentato la fuga.

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I migranti erano stati già condannati in Italia e ricercati per spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. Intanto Mharan Manai, 30 anni, tunisino, sbarcato il 6 aprile a Lampedusa e arrestato mercoledì, è stato rimesso in libertà e non è stato neppure convalidato l'arresto da parte del giudice Giuseppa Zampino: il difensore, l'avvocato Gianfranco Pilato ha sottolineato che, il decreto di espulsione per sette anni, firmato nel giugno del 2013, non è più legittimo dopo un pronunciamento delle autorità europee che fissano il limite in 5 anni.

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