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Ravanusa, ricettazione di rame: archiviazione per Calogero Leone

Non subirà il processo l'imprenditore ravanusano Calogero Leone che, nel maggio del 2014, era stato trovato dai carabinieri della locale stazione in possesso di 5280 chili di rame e fili elettrici, ritenuti di provenienza illecita

Non subirà il processo l’imprenditore ravanusano Calogero Leone, che nel maggio del 2014 era stato trovato dai carabinieri della locale stazione in possesso di 5280 chili di rame e fili elettrici, ritenuti di provenienza illecita.

Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, che ha accolto la richiesta di archiviazione inoltrata dal difensore di fiducia dell’imprenditore, l’avvocato campobellese Salvatore Manganello perché il fatto non sussiste.

Alla richiesta si è associato anche il pubblico ministero Salvatore Vella. L’imprenditore Leone, che gestisce una ditta di autodemolizioni in contrada Giangaragano, era accusato di aver ricevuto questa gran quantità di rame di provenienza illecita e quindi denunciato per ricettazione. Il materiale, a suo tempo, era stato anche sequestrato.

Ma l’avvocato Manganello ha dimostrato che il materiale ritrovato in parte proveniva da raccolta da privati (1.700 chili circa non contestato e non sequestrato) e la rimanente quantità derivava dalla dismissione della cantina di sua proprietà acquistata nel 2010 e chiusa qualche mese prima del blitz dei carabinieri. Durante la fase di indagine era stato sentito un tecnico dell’Enel che, su richiesta del procuratore generale, aveva evidenziato che si trattava di fili derivanti da illuminazione tipica di civile abitazione.

«Tutto ciò è stato anche dimostrato - spiega l’avvocato Manganello - dalla perizia del consulente di parte, redatta da Michelangelo Palermo e dai documenti contenuti tra cui le fatture di acquisto dei componenti della cantina da parte del vecchio proprietario e le foto prima della dimissione della struttura e dei singoli componenti di rame, dove si evidenzia anche la centrale elettrica privata, oltre alla dichiarazione del tecnico che ha sovrinteso alle operazioni di dismissione».

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