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Caltabellotta

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Via allo studio dei reperti del Giubbo, il Comune: "Si dia nuova linfa alle ricerche"

Dopo quattro anni si vaglieranno i risultati di una campagna di scavo conclusasi nel 2015

Dopo anni di attesa via alla collaborazione tra Comune di Caltabellotta e Soprintendenza ai beni culturali di Agrigento per avviare lo studio dei materiali rinvenuti durante le campagne di scavo svoltesi tra il 2011 e il 2015. A darne notizia è l'amministrazione comunale del sindaco Calogero Cattano.

Quest’anno è stato appunto predisposto un laboratorio di studio che avrà lo scopo di analizzare e catalogare tutti i reperti ritrovati nelle missioni precedenti al fine di poter riprendere successivamente con gli scavi nell’area di San Benedetto. Alle operazioni in corso partecipano gli archeologi Antonino Barbera, Martina Toscano, Giusy Florio, Francesca Florio, Aleandro Vaccaro, Anna Maria De Lucia, Giuseppe Mannino, Barbara Cavallaro.

"Da decenni - spiegano dall'Amministrazione - l’area è interessata da missioni rese possibili solo grazie all’impegno e agli sforzi economici di docenti e studenti accademici, ma ancora resta tanto da fare per riportare alla luce il villaggio indigeno ellenizzato, di cui già parecchie tracce sono state individuate. Dopo l’ultima missione risalente al 2015, ecco che attraverso una fattiva collaborazione tra Amministrazione comunale, la Soprintendenza di Agrigento e l’Universita di Catania, si ritorna a Caltabellotta, per intraprendere quella campagna di studi più volte interrottasi, volta ad scoprire le verità ancora nascoste nel sottosuolo. L’obiettivo - continuano - è quello di trasformare queste missioni da sporadiche a sistematiche, mettendo a disposizione degli studiosi tutto ciò che può aiutarli ed agevolarli nella di studio, analisi e catalogazione dei reperti". In tal senso l'amministrazione comunale auspica una "nuova convenzione tra l’Ateneo Catanese, il Parco Archeologico della Valle dei Templi, nella cui competenza rientra il sito archeologico di Caltabellotta (San Benedetto – Giubbo) e la Soprintendenza di Agrigento cui si attesta la tutela del patrimonio culturale demaniale. In questo modo potrà riprendere una ricerca scientifica mai però interrotta del tutto".

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