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Un'esplosione alle Maccalube

Un'esplosione alle Maccalube

La strage delle Maccalube, slitta la requisitoria in Corte di appello

Nuovo rinvio a causa dell'emergenza Coronavirus, i giudici hanno già ammesso la lista dei testi

Slitta l'atto istruttorio ammesso dai giudici della Corte di appello e la requisitoria del procuratore generale al processo per la strage delle Maccalube, la riserva naturale di Aragona. Lì il 27 settembre del 2014 morirono i fratellini Carmelo e Laura Mulone di 9 e 7 anni, travolti da un’ondata di fango mentre facevano una passeggiata insieme al padre Rosario, appuntato dei carabinieri.

L'emergenza Coronavirus non ha consentito di programmare l'udienza in questi tre mesi di stop, visto che, peraltro, nessuno degli imputati ne ha fatto richiesta. Ieri i giudici hanno fissato il procedimento al 24 luglio.

In primo grado, il 30 gennaio del 2018, il giudice Giancarlo Caruso ha inflitto sei anni di reclusione al direttore della riserva, l’architetto Domenico Fontana, e 5 anni e 3 mesi all’operatore del sito Daniele Gucciardo, entrambi esponenti di Legambiente, associazione che gestisce la riserva sulla base di un contratto con la Regione. Assoluzione, invece, “perché il fatto non costituisce reato”, per il funzionario della Regione Francesco Gendusa. Il procuratore Luigi Patronaggio ha impugnato il verdetto di assoluzione e lo stesso hanno fatto i difensori dei due condannati: in appello è di nuovo tutto in discussione. I giudici hanno ammesso la citazione del geologo Fausto Grassa dell'istituto nazionale di geofisica, già interrogato al processo di primo grado, che avrebbe, però, fatto nuovi studi sul fenomeno arrivando alla conclusione che si sarebbe trattato di un evento imprevedibile.

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