La strage delle Maccalube, il processo è "salvo": nessun vizio di forma nell'ammissione dei testi

La Corte di appello rigetta la richiesta della difesa e dichiara utilizzabili le prove già acquisite nel processo di primo grado per la morte dei fratellini Carmelo e Laura Mulone di 9 e 7 anni

I fratellini Mulone

La presentazione tardiva della lista dei testimoni ha rappresentato "un semplice disguido non sostanziale in quanto il pm aveva correttamente chiesto alla cancelleria di trasmetterlo insieme alla richiesta di giudizio immediato".

Via libera dalla Corte di appello all'utilizzabilità dei mezzi di prova della Procura al processo per la strage delle Maccalube, la riserva naturale di Aragona. Lì il 27 settembre del 2014 morirono i fratellini Carmelo e Laura Mulone di 9 e 7 anni, travolti da un’ondata di fango mentre facevano una passeggiata insieme al padre Rosario, appuntato dei carabinieri. "La lista testi del pubblico ministero non era utilizzabile perchè presentata oltre i termini".

Così l'avvocato Daniela Ciancimino, all’udienza precedente, aveva riproposto la stessa eccezione, inizialmente bocciata, con cui si era aperto il processo di primo grado davanti al giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Giancarlo Caruso. I pubblici ministeri Carlo Cinque e Simona Faga non avevano, di fatto, presentato la lista dei testi entro il termine previsto (sette giorni dalla prima udienza) ma il giudice superò la questione. 

Uno dei legali della difesa l'aveva riproposta in appello. In primo grado, il 30 gennaio del 2018, il giudice Giancarlo Caruso ha inflitto sei anni di reclusione al direttore della riserva, l’architetto Domenico Fontana, e 5 anni e 3 mesi all’operatore del sito Daniele Gucciardo, entrambi esponenti di Legambiente, associazione che gestisce la riserva sulla base di un contratto con la Regione. Assoluzione, invece, “perché il fatto non costituisce reato”, per il funzionario della Regione Francesco Gendusa. Il procuratore Luigi Patronaggio ha impugnato il verdetto di assoluzione e lo stesso hanno fatto i difensori dei due condannati: in appello è di nuovo tutto in discussione.  

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Fontana e Gucciardo sono stati anche condannati a risarcire i familiari delle vittime (costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Antonio Provenzani, Roberto Guida e Mattia Floccher) e in particolare ai genitori è stata riconosciuta una provvisionale (anticipo del risarcimento da pagare subito) di 600 mila euro ciascuno che i due condannati e Legambiente Sicilia dovranno pagare.

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