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Lunedì, 4 Marzo 2024
Il ribaltone

"Non poteva essere sospeso dopo la condanna per tentato abuso di ufficio": Pendolino torna sindaco di Aragona

La prefettura lo aveva rimosso per effetto della legge Severino ma il giudice blocca il provvedimento: "Non è previsto per questa ipotesi di reato". Il tribunale penale lo aveva riconosciuto colpevole (5 mesi e 10 giorni di reclusione) per l'accusa di avere rimosso il dirigente dell'Utc per ritorsioni di natura personale

Condannato per abuso di ufficio tentato e non consumato: per questo la prefettura di Agrigento non poteva sospenderlo dalla carica di sindaco del Comune di Aragona perchè la legge Severino non lo prevede.

Il giudice Enrico Legnini, della sezione civile del tribunale di Agrigento, ha sospeso il provvedimento e, di fatto, reitegrato Giuseppe Pendolino, riconfermato primo cittadino alle elezioni dello scorso 13 giugno e "rimosso" l'11 ottobre all'indomani della sentenza del tribunale penale che lo condannava a 5 mesi e 10 giorni di reclusione per tentato abuso di ufficio.

Pendolino, candidato non eletto alle elezioni regionali del 25 settembre, è stato riconosciuto colpevole di avere commesso un abuso nel rimuovere dall'incarico l'ingegnere Salvatore Chiarelli, "colpevole" di non essersi prestato ad assecondare alcune sue richieste. 

Pendolino, in particolare, secondo l'accusa, avrebbe cercato di costringere l'allora responsabile dell'ufficio tecnico a mettere le carte in regola su un immobile abusivo e consentire, quindi, a una parente di venderlo.

Le pressioni di Pendolino sarebbero state finalizzate anche a revocare la consistente sanzione amministrativa che, per prassi, viene comminata dagli uffici quando si accertano violazioni edilizie. 

All'indomani della condanna la prefettura lo ha sospeso ma i suoi legali - gli avvocati Donatella Miceli, Francesco Stallone, Filippo Ficano e Filippo Gallina - hanno impugnato il provvedimento contestando l'applicazione della "legge Severino". Tesi che è stata accolta dal giudice - che ha pure esaminato le deduzioni di segno opposto della prefettura - sancendo che "la legge non lo prevede espressamente e la condotta tentata è di minore lesività di quella consumata".

La condanna, peraltro, aveva provocato un polverone politico tutto interno al Comune: nelle ore successive alla sentenza, prima che venisse sospeso, aveva revocato l'incarico di vice sindaco al medico Nino Contino (per tanti anni sindaco della vicina Comitini) aggiungendo un quinto assessore (Maria Licata) e facendo in modo che le funzioni di sindaco venissero svolte dal componente anziano della giunta ovvero Alfonso Miccichè.

Contino, quindi, si era dimesso da assessore sbattendo la porta con un intervento di fuoco in consiglio comunale a cui aveva fatto seguito un post altrettanto velenoso su facebook. “Pupi, pupara…..poltrone e sgabelli….Ricordate - aveva scritto - che le poltrone pubbliche appartengono solo al popolo e il popolo non è nè cieco nè sprovveduto".

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