Cronaca

I sacerdoti di Porto Empedocle: «Aiutateci, stiamo scivolando nel degrado»

L'appello è stato firmato e diffuso dai sei sacerdoti della città marinara. Chiedono aiuto alle istituzioni. Poi l'attacco: «Porto Empedocle amministrata male, con sperpero inconcludente di risorse pubbliche»

«I parroci, i religiosi e le comunità ecclesiali di Porto Empedocle, in fraterna e comunitaria unità di intenti, chiedono una forte, convinta ed unitaria presa di coscienza di tutte le forze genuine della città a partire dai cittadini e per finire alle istituzioni, per invertire la tendenza negativa in cui ci dibattiamo».

L’appello è firmato dai sei sacerdoti della città di Porto Empedocle. Un documento congiunto, diffuso stamani alla stampa, con cui i religiosi chiedono aiuto alle istituzioni per superare il momento di crisi in cui versa la città marinara.

«Siamo preoccupati – scrivono - per la grave situazione socio economica che si è venuta a creare nella nostra città e che si manifesta con un degrado umiliante, crescente ed inarrestabile. E siamo preoccupati per l’indecoroso abbandono delle più elementari norme igienico sanitarie, con le strade invase da montagne di spazzatura, fonte di pericolose malattie epidemiche e per l’abbandono, ancora più grave di sempre, delle periferie distanti dal centro urbano geograficamente ed operativamente, che da tempo non sono destinatarie di alcun intervento operativo mirato ad un tenore di vita sociale decente e dignitoso».

L’appello, indirizzato principalmente al prefetto Nicola Diomede ma anche alle forze politiche regionali e nazionali, nasce – così come scritto dai presbiteri nella nota – dalla considerazione che «fino ad oggi non è stato annunciato nessun intervento istituzionale teso ad annunciare qualche intervento migliorativo della situazione in atto e che, anzi, tutto lascia prevedere un peggioramento della stessa. Oltre al degrado ambientale, cresce anche la condizione di bisogno di intere, nuove, famiglie povere vista la mancanza di qualsiasi forma di assistenza sociale, che gli operatori ecologici non percepiscono stipendio da circa quattro mesi e che ai dipendenti comunali non è stato ancora accreditato lo stipendio di gennaio».

Ma nel documento, con il quale rivolgono un appello alle istituzioni, non manca un riferimento a chi ha amministrato Porto Empedocle. «La città – scrivono - pare essere stata amministrata male, con sperpero inconcludente di risorse pubbliche, e le opere pubbliche in corso sono rimaste delle incompiute e che a breve andranno perduti anche i pochi lavori di riavvio che erano stati fatti». Un riferimento velato, ma chiaramente indirizzato – tra gli altri – all’ex sindaco Lillo Firetto, poi candidato ed eletto primo cittadino della vicina Agrigento.

«Chiediamo interventi immediati rispetto ai diritti dei lavoratori, la predisposizione di progetti che possano attivare nuova occupazione, la sistemazione organica ed efficiente del servizio di nettezza urbana, il completamento di tutte le opere “incompiute” che porterebbe lavoro ai cittadini e decoro alla città. Invochiamo l’intervento doveroso, decisivo e fattivo del prefetto, la presenza diuturna ed operosa del commissario straordinario, l’attenzione attiva di tutte le forze politiche regionali e nazionali, affinché, ognuno per il proprio ruolo e responsabilità, contribuisca alla risoluzione dei problemi che affliggono i cittadini empedoclini e la città di Porto Empedocle». Il documento è stato firmato da Don Leopoldo, don Dario, Don Nicola, Don Salvatore, Don Girolamo, Don Tommaso e «con loro tutta la Comunità Parrocchiale Empedoclina».

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