"Estorsione con il metodo mafioso", Gagliano condannato a 9 anni e sei mesi

Dovrà inoltre risarcire le persone oggetto dell'attività di racket in sede civile: riconosciute somme anche alle parti civili

E' stato condannato a 9 anni e 6 mesi euro e al pagamento di una sanzione, delle spese processuali, oltre che di importanti risarcimenti danni alle parti civili Antonino Gagliano, 51 anni di Siculiana, accusato di estorsione con metodo mafioso ai danni di un collega imprenditore. L’estorsione, in entrambi i casi, sarebbe stata messa a segno con lo stratagemma della fattura gonfiata che sarebbe servita a dare una giustificazione formale al pagamento.

La prima ipotesi di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, contestata a Gagliano, riguarda la realizzazione di alcuni alloggi a Porto Empedocle. Gagliano aveva raggiunto un accordo con Carmelo Colletto al quale avrebbe fornito il calcestruzzo prodotto dalla sua impresa per delle opere di sbancamento. La seconda, nel maggio del 2012, nell'ambito di alcuni lavori di realizzazione di alcuni fabbricati a Siculiana. 

Colletto sarebbe stato costretto, in entrambi i casi, con la prospettiva - neppure troppo velata - di subire il danneggiamento dei mezzi, ad accettare la “cresta”, attraverso fatture gonfiate, relative alla fornitura del calcestruzzo, per un importo di circa 2000 euro complessivi.

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 Alla fine la corte ha dichiarato Gagliano colpevole, dichiarandolo interdetto in modo perpetuo dai pubblici uffici e condannandolo al pagamento di un risarcimento dei danni nei confronti di Colletto e della società Edil Sud da quantificare in sede civile, con una provvisionale di 50mila euro, cui si aggiungono 4.446 euro di spese legali, cui si aggiungono un risarcimento di 15mila euro al centro "Pio La Torre",  e ulteriori 15mila alle associazioni "Codici onlus" e "Codici Sicilia", costituitesi parte civile, che avranno diritto anche ad un risarcimento delle spese legali.

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