Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Valle dei Templi, il teatro c'è: è struttura ellenistica con un diametro di 100 metri

Ad un mese dagli scavi, gli esperti hanno illustrato i ritrovamenti: sarebbe una struttura simile a quella di Segesta. Il direttore del Parco, Giuseppe Parello: "Si tratta di un enorme patrimonio culturale"

L'archeologo Luigi Caliò

Il "toto teatro Akragas", è giunto ad una svolta importante. Questa mattina a Casa Sanfilippo, la conferenza stampa dove erano presenti il commissario del Parco, Bernardo Campo e l'archeologo Luigi Caliò dell'università di Catania. 

Ad un mese dagli scavi, gli archeologi hanno illustrato i ritrovamenti. Ciò che è emerso, è che il teatro c’è. La struttura è stata creata dalla seconda metà del terzo secolo avanti Cristo, la distruzione risale al terzo secolo dopo Cristo.

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"La cavea teatrale c'è e dovrebbe essere dal diametro di circa 100 metri". Ad annunciarlo è stato il direttore dell’ente Parco, Giuseppe Parello. Le rovine dell’antico teatro, sono diventate anche meta turistica di diverse scolaresche. “La ricerca è un patrimonio culturale - ha detto Parello - vogliamo che questo sia compreso da tutti”.

I DETTAGLI

Sono aperti, allo stato attuale, sei saggi di scavo, ma se ne programma l’apertura di nuovi. Nella porzione Nord dell’edificio, in summa cavea, l’ampliamento dello scavo già iniziato nel luglio scorso ha prodotto interessanti risultati. Innanzitutto, a livello planimetrico, si è constatato che le strutture di terrazzamento radiali che definivano la forma circolare dell’edificio, in questo settore sono più estese di quanto si potesse ipotizzare inizialmente. Queste, infatti, sono configurate su due ordini concentrici che quindi determinano una circonferenza più ampia dell’edificio. Si tratterebbe di un koilon/cavea dal diametro di circa 100 m che ad Est è delimitato dal tracciato del Cardo 1.

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L’edificio, quindi, era realizzato, nella parte più alta, poggiando parzialmente sul banco di roccia naturale ed in parte sopraelevato su queste strutture di sostruzione, che si ritrovano a livello di fondazione, sul cui elevato poggiavano le gradinate dell’edificio, secondo un uso ben attestato in Occidente, basti pensare a Tegea, o ai confronti strettamente rispondenti di Solunto e Segesta. Dal punto di vista topografico, il teatro costituisce la quinta monumentale, nonché il punto di vista privilegiato e accuratamente studiato, con cui l’area pubblica dell’agorà si affacciava verso la Valle dei Templi. Questa grande piazza, la cui conformazione è prettamente rispondente ai criteri urbanistici dell’età ellenistica, ha subito diversi cambiamenti nel corso della vita dell’antica Agrigento e si configura come una delle più ampie del mondo antico con una superficie totale di circa 50mila metri, uguagliando quella di Atene. Per quanto riguarda le informazioni di carattere cronologico circa l’edifico teatrale, allo stato attuale è possibile definire soltanto delle indicazioni generali. Da una prima analisi, infatti, la ceramica che proviene dai livelli più coerenti con la costruzione del teatro, sembra datarsi nell’ambito del III secolo avanzato, in linea con altre, già citate, realizzazioni analoghe in Sicilia. Maggiori e più specifici dati, arriveranno dallo studio dei materiali rinvenuti.

GLI INTERVENTI

“Per quanto riguarda la fine del teatro, cioè la distruzione - dice Caliò - ad una lettura superficiale ed incerta dei materiali che abbiamo trovato, in associazione alle strutture che ci sono in relazione, datiamo, in linea di massima, al terzo secolo dopo Cristo. I materiali indicano non una età tardo antica, ma un'età medio o tardo imperiale. Questo è un elemento interessante, questi edifici che si collocano sul teatro è vero che segnano la distruzione della cavea, ma sono altrettanto monumentali. Ancora non riusciamo a capire cosa sono. Abbiamo un muro di terrazzamento che è secante la cavea, che entra dentro la cavea e che separa la parte destra dalla cavea. Sono strutture relativamente tarde che noi datiamo entro il terzo secolo dopo Cristo. Sono strutture che ci raccontano una città che nel terzo secolo distrugge alcuni edifici, ma non rinuncia alla monumentalità. Si tratta di un edificio con muri di un metro e venti, un metro e trenta di spessore ed è un edificio di una certa importanza.

IL VIDEO: SCOPERTO IL "TESORO" DI AKRAGAS

E' un teatro di terzo secolo avanti Cristo. Quindi è Ellenistico. Non è né greco, né romano. Su questa cosa - spiega Caliò - abbiamo avuto molti dubbi. E' un teatro che è in linea con quello che sta succedendo in Sicilia nel terzo secolo, fra Agatocle, Pirro ed i romani ed è un secolo in cui la Sicilia è molto vivace, un secolo in cui si costruiscono strutture monumentali. C'è una ricchezza ben precisa che viene utilizzata per creare monumentalità delle città. E' tipico degli agrigentini cioè di una popolazione che vive in una cultura cosmopolita e che pur nella crisi e nelle difficoltà di un periodo incerto, si riconosce nelle proprie tradizioni architettoniche. L'impianto della piazza, così per come l'abbiamo isolata, - continua il docente dell'università di Catania - se poi verrà confermato dalle ricerche, è sui 50 mila metri quadri. Morgantina è sui 30 mila metri quadri. L'agorà di Atene è sui circa 52 mila metri quadri. Quindi siamo a livello delle grandi città Ellenistiche. L'Agrigento Ellenista, nonostante l'arrivo dei romani, sembra piuttosto rivitalizzata in questa fase. Sembra una città che ha una economia florida e riesce ad avere delle costruzioni importanti, con una monumentalità di un certo tipo".

LE SCOPERTE

“Le strutture che stiamo trovando - dice Caliò - con una certa difficoltà perché il terreno è molto duro e compatto, sono una serie di concamerazioni cieche riempite di terra che dovevano costituire nella parte alta dell'edificio e nella parte occidentale, l'elemento portante della cavea. Quindi sono stati costruiti dei muri di terrazzamento, composte di queste cavee riempite di terra sulle quali poi si doveva adagiare il teatro. Nella parte bassa, verso Est, abbiamo trovato una canalizzazione che passa sotto il grande muro che doveva chiudere le gradinate verso Sud che abbiamo identificato in un troncone di muro ben fatto, ma molto rovinato. Il confronto che abbiamo trovato è, in questo caso, quello con il teatro di Eraclea Minoa in cui la canaletta viene posta all'interno del corridoio che dovrebbe dividere la parte alta da quella bassa della cavea. I dislivelli ci dicono che abbiamo tanti elementi. Scalite, scavi terrazze. Le dimensioni? Se vogliamo darle, sono simili a quelle del teatro di Catania, anche se quello è una fase romana ed in calcestruzzo. Possiamo dire che è però molto simile. E’ lui l’esempio più vicino".

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