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Anno giudiziario: i tempi dei processi si sono allungati, la mafia è ancora forte ma il sistema regge

La consueta relazione annuale del presidente della Corte di appello evidenzia alcune criticità, collegate soprattutto alla frenata dovuta alla pandemia, ma anche esempi virtuosi nel periodo compreso fra il primo luglio del 2019 e il 30 giugno successivo

Calano le vertenze relative a controversie di lavoro, aumenta (un pò dovunque) la durata dei processi, si conferma la piena operatività di Cosa Nostra ma, al tempo stesso, da Agrigento arriva l'importante conferma, da parte della Cassazione, della decisione del gip sul caso Carola Rackete che, per alcuni mesi, ha puntato gli occhi del mondo intero sul palazzo di giustizia di via Mazzini. Sono i principali punti contenuti nella relazione del presidente della Corte di appello di Palermo, Matteo Frasca, che oggi illustrerà all'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Nel report sull'amministrazione della giustizia, che passa al setaccio il periodo compreso fra il primo luglio del 2019 e il 30 giugno successivo, sono scandagliati numerosi aspetti della realtà giudiziaria agrigentina che ricade nel distretto.

Meno procedimenti pendenti davanti al giudice del lavoro

"Si registra una lieve diminuzione delle pendenze finali, passate da 3248 a 3121. Il calo delle pendenze, in misura sensibilmente inferiore agli anni precedenti, appare riconducibile sia ad una registrata diminuzione delle sopravvenienze (passate da 2.071 a 1.827), che ad una riduzione del numero delle definizioni (passate da 2.530 a 1.955), dovuta anche alla cessazione dalle funzioni di un giudice del lavoro particolarmente esperto transitato nei ruoli della magistratura amministrativa".

Processi, si allungano i tempi

Si allungano i tempi dei processi ma non è solo un problema che riguarda il tribunale di Agrigento. "E’ evidente - si legge sempre nella relazione - come nell’anno 2020 la durata risulti superiore all’anno precedente per tutti gli uffici del distretto, sia con riguardo al rito monocratico che a quello collegiale; nessuno degli uffici ha, inoltre, mostrato la capacità di definire i propri processi entro un anno". Nel dettaglio, nel 2019, era di 830 la durata media di un processo con rito collegiale. Nel 2020 è salita a 909. Media che sale da 569 a 676 per i processi con rito monocratico.

Numeri su cui ha inciso sensibilmente lo stop prima e la frenata poi legati all'emergenza Covid. "Nell’analizzare l’attività complessiva nell’indicato periodo di riferimento temporale non può – in particolare nel 1° semestre del 2020 - non tenersi conto dell’insorgere dell’emergenza COVID-19 che ha comportato, come è noto, il blocco pressoché totale, tranne le previste limitate eccezioni, dell’attività giudiziaria dal 9/3/2020 al 31/5/2020 e una parziale ripresa della stessa a partire dal 1 giugno 2020, a seguito dell’apposito provvedimento organizzativo adottato in data 8/5/2020".

Frasca aggiunge: "È ovvio, che una tale imprevedibile e straordinaria evenienza non può non ricadere in termini fortemente negativi sulla generale produttività dell’ufficio".

Ong e migranti, elogio per i provvedimenti

Gran da fare, in ambito giurisdizionale, per i gip di Agrigento (e per i pm in ambito inquirente) per i tanti casi di soccorsi di migranti da parte delle ong che hanno animato i dibattiti di mezzo mondo a partire dall'estate del 2019.

"L’anno di riferimento si è connotato essenzialmente per la trattazione di diversi procedimenti di cui alcuni hanno anche avuto eco nazionale in materia di flussi di immigrazione dal Nord Africa con procedimenti che hanno dovuto affrontare l’esegesi di diverse normative nazionali e internazionali in ordine alle responsabilità penali per il soccorso dei migranti in mare. Il fenomeno ha particolarmente interessato la sezione che si è fatta carico dei notevoli interessi tutelati e ha adottato, non senza notevole pressione mediatica un indirizzo giurisprudenziale poi validato da pronuncia cautelare definitiva della Cassazione circa la gerarchia delle fonti di diritto sul tema". 

L'ordinanza più eclatante dell'ufficio è quella emessa dal gip Alessandra Vella, sul caso della comandante di Sea Watch, Carola Rackete, la cui mancata convalida dell'arresto è stata confermata dalla Cassazione.

Mafia ancora pienamente operativa

"Cosa nostra nelle province di Agrigento e Trapani - Nel periodo in esame, sul territorio delle province di Agrigento e Trapani sono state condotte da questa D.D.A. numerose indagini preliminari dalle quali è emersa la piena operatività dell’associazione mafiosa Cosa nostra in dette province. In particolare, in quella agrigentina, oramai da almeno cinque anni, si sono verificati una significativa serie di fatti di reato quali omicidi e tentati omicidi, nonché il rinvenimento di veri e propri arsenali di armi [vicende tutte che hanno originato diversi procedimenti pendenti presso quest’Ufficio ma alla data del 30 giugno coperti dal segreto investigativo], da cui desumere la progressiva recrudescenza di fatti criminosi di sangue nel territorio, dopo un periodo di sostanziale “silenzio” da parte delle organizzazioni mafiose ivi operanti [sia cosa nostra che stidda] e la notevole disponibilità di armi da fuoco, anche del tipo da guerra [kalashnikov, esplosivi ed altro], da parte delle medesime organizzazioni criminali".

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