Dublino e Milano non bastano, il ghostwriter Alberto Isola: "Lampedusa sei speciale"

Ideatore della guida "Capperi" nordico nell'anima ma isolano d'adozione. La sua vita, il suo mare e le sue idee

Alberto Isola

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

Il successo, la fame, un bel lavoro, delle città caotiche e tanto altro. Tutto quello quello che serve per essere una persona felice e appagata? Forse sì. Poi, un giorno, conosci – quasi per caso – Lampedusa. T’innamori dei colori, dei sapori ed anche dello stile di vita. Vai via e senti quasi il mal di mare, ti assale una strana voglia di isola. Non di qualsiasi isola, ma proprio di Lampedusa. Il nostro volto della settimana si chiama Alberto, è un genovese ed ha scelto Lampedusa come sua posto di vita. La sua guida è tra le più conosciuta e apprezzata, ovvero “Capperi”. Un raccoglitore di bellezze che conoscono in tanti.

Ciao Alberto, raccontaci la tua storia…

"Sono arrivato a Lampedusa per la prima volta nel 2007, in vacanza. Era giugno, e quello stesso anno ho deciso di tornare già a settembre. Lo  stesso ho fatto l'anno successivo, e quello dopo. Io sono di Genova, ma dal 1999 - dopo due anni a Dublino - vivevo e lavoravo a Milano, in un'agenzia di comunicazione multinazionale, di proprietà americana. Ero un copy, quotato e ben pagato, ma i ritmi frenetici e i rapporti formali  o di comodo, di quel mondo mi stavano lentamente prosciugando. Già dalle prime vacanze a Lampedusa, dell'isola apprezzavo il calore della gente, i piccoli riti, gli angoli nascosti. Così nel 2010, allo scadere di un contratto importante, ho deciso di fare il grande salto. La mia idea era quella di aprire un giornale, ma qualcosa del genere c'era già, e non aveva senso mettermi a fargli concorrenza. Invece, mancava del tutto una guida: neppure gli editori più grandi avevano mai pubblicato una guida alle Pelagie e tutt'ora la mia è l'unica, se non calcoliamo qualche operazione estemporanea ben sponsorizzata e durata invece uno, massimo due anni. Al contrario, Capperi ancora cresce: dalla prima edizione del 2011, 60 paginette pinzate, è arrivata adesso alla 10a edizione, 250 pagine in tre lingue, venduta in tutto il mondo via Amazon. La sua forza, ancora una volta, è il rapporto tra le persone: tra la guida e i lampedusani e linosani che ci credono e la sostengono chi da subito, chi aggiuntosi lungo il cammino. E tra la guida e i lettori, decine di migliaia, che anno dopo anno iniziano a gennaio a scrivere per sapere quando uscirà la nuova edizione,Capperi non è solo lavoro: sposa il mio amore per le Pelagie (scritto già nel mio cognome) con il mio talento, la mia passione professionale: scrivere. E con gli anni ha iniziato a ospitare fotografi di fama mondiale, scrittori e registi vincitori di premi importanti, e viaggiatori desiderosi di raccontare le loro isole. Per me, è motivo di grande orgoglio".

Cosa ti ha spinto a scegliere Lampedusa?

"Ho vissuto a Lampedusa in pianta stabile per cinque anni, e una volta lanciata la nuova edizione di Capperi - in primavera - ogni stagione ho fatto qualcosa di diverso: ho lavorato in hotel, in pizzeria, in edicola, al bar, in ufficio turistico, e come marinaio su Respiro, il catamarano che oggi è di Claudio Baglioni. Ho conosciuto amici veri, nati sulle isole o, come me, arrivati laggiù seguendo qualche misteriosa voce interiore, o i flussi di energia cosmica che hanno attratto qui gente di ogni tipo ed etnia, lungo duemila anni di storia del Mediterraneo. Ed è bellissimo darsi appuntamento con i forestieri a primavera, 'sullo scoglio', o passare su via Roma e incontrare ad ogni passo  un volto familiare, sentirsi chiedere: "Capperi, quando tornasti?". Si, perché per adesso non sto più a Lampedusa 365 giorni: mi divido tra le isole  e Vicenza, dove vivono  la mia compagna Annalisa e suo figlio John , che ha 12 anni; faccio il ghostwriter, insegno scrittura nelle scuole, curo la comunicazione  del gin che mio fratello produce in Brasile. Quando sono al Nord, lo ammetto, mi manca il calore - in tutti i sensi - delle isole; quando sono là, invece,  del mondo "di fuori" (come lo chiamo) mi manca l''ordine, la pulizia, l'amore e la cura per il posto dove si vive".

In cosa secondo te Lampedusa dovrebbe migliorare?

"Abitare a Lampedusa tutto l'anno non è semplice, lo so bene; però mi fa rabbia vedere come alcuni maltrattino la loro isola, quasi fosse solo un oggetto, da usare, spremere  sei mesi l'anno e poi lasciare andare in malora".

Hai un consiglio per i giovani lampedusani?

"Le nuove generazioni - penso ai ragazzi di Alternativa Giovani, ma non solo - sembrano aver capito l'importanza di trattare l'isola per il paradiso che potrebbe essere, e saper preservare e valorizzare i suoi molti tesori. Le vite dei molti che da qui sono partiti per realizzarsi, e quelle dei tanti che come me sono arrivati qui per trovare qualcosa che gli mancava, dimostrano che nulla è impossibile. Nemmeno ai confini del Mediterraneo, neppure su questo lembo di terra che talvolta sembra lontano da tutto, e spesso si rivela invece - di quel tutto - il centro". 

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