Al liceo scientifico "Odierna" di Palma di Montechiaro convegno "Storie di vita che aprono i confini"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Si è tenuto venerdì 21 marzo p.v., presso l'atrio interno del Liceo Scientifico "G. B.Hodierna" di Palma di Montechiaro il Convegno "Storie di vita che aprono i confini".Presenti alla manifestazione Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo della Diocesi di Agrigento e Giovanna Lauricella, Presidente FIDAPA sez. di Agrigento e operatrice culturale. L'iniziativa, promossa dal MIUR, in occasione della giornata internazionale contro il razzismo ha avuto l'obiettivo di diffondere ed accrescere una coscienza multietnica e multiculturale nei giovani e di sottolineare la ricchezza derivante dall'apertura" all'altro.Hanno partecipato all'incontro, che rientra tra le azioni programmate nell'Istituto per l'a.s. 2013-2014, gli alunni delle classi II A II G IIIA IIIG IV A e IV B, guidate dai docenti di lettere. La Preside Milena Siracusa ha aperto i lavori ricordando ai giovani da un lato l'immagine sacra dell'ospitalità propria dei racconti mitici di navigatori ed eroi dell'antica Grecia, dall'altro il tempo e il luogo in cui viviamo dove l'ospite ha perso, insieme all'ospitalità, molte possibilità di essere accolto e protetto. "La scuola, allora, - ha continuato la prof.ssa Milena Siracusa - deve essere territorio capace di promuovere momenti di intreccio e contaminazione tra culture diverse, per aprire tutti i canali possibili di dialogo". L'arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della fondazione Migrantes, ha proposto una seria e lucidissima riflessione sull'attuale situazione degli immigrati, consegnando ai presenti immagini forti e toccanti vissute a Lampedusa " Il sesto continente bussa alle porte e dobbiamo cooperare. Noi siamo molto sulle difensive ma dobbiamo avere il coraggio di superare questa cultura dello scarto e cominciare a pensare a come il mondo può migliorare se si è attenti a uno sviluppo autentico" questo l'appello rivolto ai giovani da Mons. Montenegro, che ha continuato "ci sono ormai 250 milioni di persone che si spostano, ma gli immigrati non sono pedine e non sono solo numeri. Ogni immigrato è un volto e una storia, e chi arriva qui è sempre il più forte perché deve sopravvivere a lunghi viaggi, al deserto a torture. Quindi arrivano i migliori non i peggiori". La giornata di studio è proseguita con l'intervento della prof.ssa Giovanna Lauricella che ha raccontato la sua personale esperienza di viaggio dalla Sicilia verso il Niger, inseguendo il sogno che l'ha accompagnata sin dall'adolescenza e l'impegno di giustizia per tutto il popolo africano: costruire una piccola scuola in Niger, a Zinder. Leggendo tra le pagine del suo diario, ha fatto percorrere agli studenti le tappe di un viaggio straordinario nel Sahel, passando dalla miseria alla bellezza, tra villaggi e mercati popolati da donne bellissime nei colori smaglianti e incrociando volti dei bambini, cui è stata rubata l'infanzia, ma con gli occhi e i sorrisi più belli del mondo. E poi la scuola, la nascita di una ONLUS, l'apertura di una pagina FB (Sicilia-Niger), l'avvio del Progetto di Sostegno a Distanza per i bambini dimenticati dell'Isola Chenoncè, l'avvio dei lavori per lo scavo di un pozzo a Igbedor, l'opera di diffusione della grande tragedia dell'Africa. Questo impegno quotidiano la prof.ssa Lauricella ha ricordato con trascinante passione. La giornata di studio ha visto protagonisti gli studenti che hanno dichiarato il loro impegno con video, poesie, canzoni e musiche.Sicuramente il momento più emozionante ha visto protagonista DINA RACULA MIHAELA della classe II A. L'alunna ha parlato al cuore di tutti, narrando, con grande lucidità e profonda dignità - la voce interrotta da grande emozione - la storia di chi è costretto a crescere lontano dagli affetti più cari e continua a ripetersi "perché proprio io?". E poi l'arrivo in Italia, le difficoltà economiche, la faticosa integrazione, e finalmente la ritrovata armonia familiare la portano a concludere " ma adesso sono in Italia e sono felice di stare con i miei genitori. Ora questo è il mio Paese".

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