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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Acqua e prospettive per rendere più efficiente il servizio di Aica: il confronto con le associazioni

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Si è avviato, molto tardivamente, il percorso di costituzione della Consulta delle associazioni previsto dallo statuto di AICA. Il confronto con i vertici di ATI, con i vertici dell’assemblea dei soci e con la governance di AICA ha gettato le basi per l’avvio di un confronto tra associazioni e istituzioni per l’individuazione di soluzioni concrete e praticabili che risolvano le attuali criticità gestionali, ravvisando l’impellente necessità e l’estrema urgenza di misure di rafforzamento del Gestore pubblico nel breve/medio periodo in relazione al pericolo che esso in pochi mesi possa essere “liquidato” in favore di soluzioni più confacenti agli attuali indirizzi governativi.  

Il DDL “Concorrenza”, varato recentemente dal governo, rappresenta difatti una minaccia più che concreta alle gestioni pubbliche dei servizi locali. Entro il mese di luglio, tra quattro mesi, il DDL alla SEZIONE III art.6 comma 2 lettera f, imporrà agli EGA la produzione di una “motivazione anticipata e qualificata, […], per la scelta o la conferma del modello dell’autoproduzione ai fini di una efficiente gestione del servizio, che dia conto delle ragioni che, sul piano economico e della qualità, degli investimenti e dei costi dei servizi per gli utenti, giustificano il mancato ricorso al mercato, anche in relazione ai risultati conseguiti nelle pregresse gestioni in autoproduzione.” Alla lettera i prosegue imponendo la necessita di “previsione che l’obbligo di procedere alla revisione periodica di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, tenga conto anche delle ragioni che, sul piano economico e della qualità dei servizi, giustificano il mantenimento dell’autoproduzione anche in relazione ai risultati conseguiti nella gestione;”. Si ravvisa dunque la necessità di arrivare a questa imminente scadenza con un Gestore pubblico DAVVERO VANTAGGIOSO ed in grado di assicurare nel tempo la tanto agognata efficienza, efficacia ed economicità del servizio, o si dovrà ricorrere “al mercato” ri-appaltando la gestione del servizio a soggetti necessariamente privati.

Questa prospettiva è inaccettabile non solo per chi si è battuto attivamente per ottenere un gestore pubblico al 100%, ma anche per tutti i cittadini (Sindaci compresi) che a larghissima maggioranza hanno votato nel 2011 per un referendum che tenesse fuori “il mercato” dalla gestione dei servizi pubblici essenziali. È necessario quindi affrontare in maniera risoluta e perentoria la questione del rafforzamento del gestore pubblico posto che in esso e solo in esso risiedono le speranze di resistere al ritorno dei privati nella gestione dei servizi pubblici locali. RISCHIAMO REALMENTE DI MANDARE IN FUMO QUINDICI ANNI DI BATTAGLIE PER L’ACQUA PUBBLICA perciò riteniamo necessario, oggi più che mai, sgombrare il campo da questioni di carattere personale, controproducenti schermaglie, particolarismi e rigide prese di posizione e concentrarsi insieme a tutte le forze sane in campo, ognuno per le proprie responsabilità, sull’obiettivo primario che ci accomuna (o dovrebbe accomunarci) ovvero rendere davvero efficiente il Gestore pubblico e sventare l’ennesima ondata di privatizzazioni che ci investirà da qui a poco.

Abbiamo più volte documentato come le ricadute negative sull’efficienza del Gestore e sulla soddisfazione dell’utenza dipendano da chiare, evidenti e diffuse responsabilità negli uffici regionali, in ATI e in AICA. Per poter contribuire ad invertire la rotta è però necessario che le associazioni facenti parte della Consulta siano messe a conoscenza dei DOCUMENTI, DEI BILANCI, DEI NUMERI che attestino la “sofferenza” del gestore e avanzare così proposte mirate e fattibili per la riduzione di tali sofferenze. IN ATTESA DI VEDERE LE CARTE SEGNALIAMO COME DALLA LETTURA DEL PIANO D’AMBITO E DELL’ALLEGATO PIANO ECONOMICO FINANZIARIO ERA GIÀ CHIARO CIÒ CHE SAREBBE AVVENUTO, OSSIA UN GESTORE NON SOSTENIBILE DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO. SU QUESTO L’ATI DOVREBBE INTERVENIRE PRIORITARIAMENTE ADEGUANDOLO ALLA SITUAZIONE REALE E PREVEDENDO IN ESSO IL REPERIMENTO DI NUOVE RISORSE IDRICHE PROVENIENTI DA TUTTE LE FONTI DI CUI L’AMBITO DISPONE AVENDONE PER LEGGE LA TITOLARITÀ.

Oggi è necessario fronteggiare compattamente e unitariamente l’imminente pericolo di una privatizzazione “dall’alto” SANANDO LE ILLEGITTIMITÀ E I CONSEGUENTI SQUILIBRI GESTIONALI DA ESSE DERIVANTI CON UNA RITROVATA COMPATTEZZA DA PARTE DELL’ASSEMBLEA DEI SINDACI E UNA RISOLUTEZZA POLITICA NEL PERSEGUIMENTO DELLA DIFESA DEL BENE PUBBLICO ACQUA, ADEGUATA AL PERICOLO CONCRETO CHE STIAMO CORRENDO. DIFATTI NEL MESE DI LUGLIO NON SARÀ LA SOLA ATI A DOVER GIUSTIFICARE IL “MANCATO RICORSO AL MERCATO” IN FAVORE DI AICA, MA SARÀ CHIAMATA A FARLO ANCHE CIASCUNA DELLE GESTIONI COMUNALI SALVAGUARDATE, LE QUALI SI TROVANO IN PALESE ASSENZA DEI REQUISITI DI LEGGE CHE, SIA LA REGIONE CHE L’ATI, SI SONO GUARDATI BENE DALL’ACCERTARE. DESIDERIAMO ESSERE SMENTITI CARTE ALLA MANO SE QUANTO AFFERMIAMO NON CORRISPONDE AL VERO.

Le conclamate difficoltà finanziarie di AICA sono la causa della sua “NON BANCABILITÀ” per la quale non v’è una banca disponibile a concedere finanziamenti al gestore per l’impossibilità pratica di poterli ripagare. Questo risulta abbastanza incredibile per un’azienda da quaranta milioni di euro di fatturato annuo, la maggiore in provincia di AG, l’unica legittimata alla gestione del SII. DESIDERIAMO APPROFONDIRE CON I SINDACI LE REALI CAUSE DI QUESTA NON BANCABILITÀ. ESSA INFATTI NON PUÒ DIPENDERE DAL CAPITALE SOCIALE DI SOLI DIACIANNOVEMILA EURO, NÈ DALLA PRESENZA DI ALCUNI COMUNI SOCI IN DISSESTO FINANZIARIO IN QUANTO IL GESTORE IDRICO NON È UN’AZIENDA COME ALTRE, ESSO OPERA IN REGIME DI MONOPOLIO E GESTISCE UN SERVIZIO PUBBLICO ESSENZIALE SOTTOSTANDO AL PRINCIPIO DEL FULL COST RECOVERY. LA SALUTE DEI SUOI BILANCI DIPENDE QUINDI ESCLUSIVAMENTE DAI PROVENTI DELLA BOLLETTAZIONE E SU QUESTO PRINCIPIO VA RICERCATO IL PAREGGIO DI BILANCIO (O IL RIUTILIZZO DI EVENTUALI PROFITTI SECONDO QUANTO STABILITO NELLO STATUTO). Solo in un secondo momento va trovato il modo di finanziarla. Allo stesso modo in cui un gommista PRIMA DI GONFIARE UNA RUOTA BUCATA DEVE PROCEDERE A RIPARARE IL BUCO PER POI GONFIARLA CON LA SICUREZZA CHE NON SI SGONFI VELOCEMENTE.

Per rispondere al bisogno di liquidità del gestore, partito senza un soldo tra evidenti, comprensibili difficoltà, i Sindaci individuano di concerto con l’Assessorato Regionale agli Enti Locali lo strumento del prestito regionale di dieci milioni di euro da erogare ai Comuni soci, i quali tramite delibera di Consiglio Comunale dovrebbero trasferire le somme ad AICA per poi farseli restituire e restituirli a loro volta alla Regione. Questo percorso NON STA DANDO I RISULTATI SPERATI e presenta più di una criticità. Dal punto di vista normativo la giurisprudenza tende a VIETARE IL SOCCORSO FINANZIARIO DA PARTE DEGLI ENTI LOCALI ALLE SOCIETÀ PARTECIPATE per non violare il PRINCIPIO DI CONCORRENZA, di EQUILIBRIO DELLE FINANZE PUBBLICHE e a meno di non poter dimostrare, in particolari condizioni, l’eseguibilità di un rigoroso piano di rientro. Per i casi in specie l’ARERA ha approntato un apposito fondo di garanzia a cui attingere una volta ripristinata la bancabilità dell’azienda. Questo consentirebbe ad AICA di ottenere la liquidità che occorre senza mettere in difficoltà le casse comunali già in larga parte sofferenti. Insomma il prestito solleva più dubbi di quanti problemi riesca a risolvere, ma soprattutto non può essere un valido strumento fintantochè AICA continua di suo ad accumulare debiti e, oltre a violare una serie di principi giurisprudenziali, aggraverebbe la condizione dei bilanci comunali, i quali, per ripagare un debito che AICA non può coprire, riceverebbero dalla Regione ulteriori tagli ai trasferimenti, quindi ulteriori tagli ai servizi al cittadino.  

Esortiamo vivamente tutte le istituzioni coinvolte ad un cambio repentino di strategia e alla ricerca di strumenti più concreti, utili ed efficaci per risollevare le sorti del Gestore pubblico. In quest’ottica è necessario procedere ad una gestione tecnico-normativa dell’azienda e abbandonare quei criteri “politici” per i quali oggi il gestore versa in questo stato. Ne elenchiamo alcuni:  

- È NECESSARIO E URGENTE iniziare la quantificazione e l’istallazione dei contatori idrici, in tutti i comuni, sulle utenze ancora a forfait. Esse infatti, oltre ad essere vietate dalla legge, costano al gestore più di quanto rendano.

- È NECESSARIO E URGENTE conoscere già i bacini idrici utili per nuovi pozzi di attingimento e iniziare i lavori di trivellazione.

- È NECESSARIO E URGENTE ripristinare il team preposto a scovare elusori ed evasori. Il suo smantellamento è un chiaro segnale della conduzione dettata più da criteri di opportunità politica che da criteri tecnico-normativi e NON È ACCETTABILE.

- È NECESSARIO avviare le operazioni di cambio di destinazione d’uso di parte della risorsa idrica, dalle dighe attualmente destinate ad uso irriguo, senza compromettere le esigenze agricole, previa verifica di potabilizzazione della stessa risorsa.

- È NECESSARIO E URGENTE iniziare i lavori di sostituzione di condotte e acquedotti obsoleti che comportano perdite eccessive, con progetti già finanziati e cantierabili.

- È NECESSARIO programmare la realizzazione di impianti di affinamento depurativo per l’utilizzo dell’acqua in uscita dai depuratori da dedicare ad uso irriguo e scambiarla con quella attualmente utilizzata dall’agricoltura. La Regione ha appena varato un’apposita legge in proposito. Questo consentirebbe di superare stabilmente la cronica scarsità d’acqua del nostro ambito.

Molto altro ci sarebbe da dire ma ci fermiamo qua confidando di poter approfondire la problematica alla presenza delle istituzioni in indirizzo in seno alla Consulta. È nostro interesse primario dare un contributo alla conduzione del gestore pubblico fuori dalla condizione di sofferenza in cui si trova e SCONGIURARE L’EVENTUALITÀ DI VEDERE VANIFICATI QUINDICI ANNI DI LOTTE PER L’AFFERMAZIONE DEL PRINCIPIO DELLA GESTIONE PUBBLICA DEI BENI PUBBLICI ESSENZIALI, con le imprevedibili conseguenze che potrebbe comportare in questo nostro territorio.

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