Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Il blitz "Xydi": studio legale come base logistica, ma qualcuno va a caccia di "cimici"

La Dda: "Buggea rassicurava circa la sicurezza del luogo, mostrandosi quasi infastidito con Lombardo il quale stava effettuando una bonifica con un dispositivo elettronico alla ricerca di eventuali fonti sonore di ascolto installate dalla polizia giudiziaria”

“… Non mi piace a me questo coso, io ieri l’ho visto ma… no, non mi piace questo coso… qua studio è! Qua studio è… qua non piglia niente! Non funziona se portano di qua… se portano allo studio non funzionano, qua studio legale è! Qua studio legale”. Giancarlo Buggea, uno dei destinatari dei 23 provvedimenti di fermo firmati dalla Dda di Palermo, contestava bruscamente – è sempre l’aprile del 2019 – a Gaetano Lombardo (anche lui sottoposto a fermo nell’ambito dell’inchiesta antimafia ‘Xydi’) l’eccesso di zelo. C’era – secondo quanto hanno ricostruito i magistrati della Direzione distrettuale antimafia – una riunione nello studio legale dell’avvocato Angela Porcello. “Buggea, appartatosi all’interno del suo ‘ufficio’ nello studio, rassicurava i mafiosi Luigi Boncori e Gaetano Lombardo circa la sicurezza del luogo (lo studio legale ndr.) prescelto per la riunione e ciò perfino – scrivono sempre gli inquirenti - mostrandosi quasi infastidito con Lombardo il quale stava effettuando una bonifica con un dispositivo elettronico alla ricerca di eventuali fonti sonore di ascolto installate dalla polizia giudiziaria”.

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“Ma sicuro… sicuro è?” – avrebbe chiesto, stando al provvedimento di fermo, Gaetano Lombardo - . “Tà… (Tano, ndr.) ehee… Studio è! Studio è! Ce l'hai il coso tu?” – avrebbe chiesto Buggea - . Lombardo: “Sì, qua ce l'ho!” Buggea: “Ma niente… è… tinto questo è! Questo quello giocattolo è! Non me lo fate vedere… (…)”. Ma Lombardo, stando a quanto emerge dal provvedimento di fermo, avrebbe iniziato la verifica per l’eventuale bonifica: “Vabbè… addumamu… addumamu… addumamu… addumamu… (…)”.

Per 2 anni i capimafia di diverse province siciliane si sarebbero riuniti nello studio dell’avvocata di Canicattì. Il suo studio era stato scelto – stando sempre a quanto emerge dall’inchiesta antimafia ‘Xydi’ - come base logistica dei clan perché la legge limita le attività investigative negli uffici degli avvocati. 

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