Raccontano d'essere rientrate dalla zona "rossa" davanti a un locale della movida: denunciate 2 ragazze

Le protagoniste del video, una di 35 e l'altra di 21 anni di Agrigento e Favara, sono state deferite per le ipotesi di reato di "procurato allarme" e per "inosservanza ai provvedimenti dell'autorità"

(foto ARCHIVIO)

I poliziotti della sezione Volanti della Questura hanno identificato e denunciato, alla Procura della Repubblica, due ragazze di 35 e 21 anni. Si tratta di una agrigentina e di una favarese. Sono state - secondo quanto è stato ufficializzato dalla Procura e dalla polizia di Stato - le protagoniste di un video, circolato in maniera virale sui social network, in cui veniva raccontato, davanti ad un locale della movida agrigentina, del loro rientro dalla cosiddetta "zona rossa". Immagini, che hanno sollevato agguerrite polemiche, di cui è subito venuta in possesso anche la Procura della Repubblica di Agrigento.

Il legale di una delle due ragazze del video: "Leggerezze ma basta massacri"

Le due ragazze sono state denunciate per le ipotesi di reato di "procurato allarme" e per "inosservanza ai provvedimenti dell'autorità". "Già ieri sera ero venuto in possesso di questo video, diventato virale, e lo avevo trasmesso alla cabina di regia del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica" - ha spiegato il sindaco di Agrigento Lillo Firetto, sindaco che è tenuto a garantire la salute pubblica - . I poliziotti della sezione Volanti, commissario capo Francesco Sammartino in testa, sono riusciti, nell'arco di pochissimo tempo, a identificare le due ragazze e a convocarle alla caserma "Anghelone". A loro carico è scattata la denuncia per "procurato allarme" e per "inosservanza ai provvedimenti dell'autorità". I poliziotti hanno anche sequestrato i loro telefoni cellulari.    

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"In relazione ad alcuni video che circolano sui social network, la Procura della Repubblica di Agrigento ricorda che violare le cosiddette zone rosse integra il reato di cui all'articolo 650 del codice penale che - ha ricordato, a chiare lettere, il procuratore capo Luigi Patronaggio - prevede la pena dell'arresto fino a tre mesi. Si ricorda poi, anche al fine di evitare di incorrere nel più grave reato di cui all'articolo 438 del codice penale che le persone che provengono dalle suddette zone devono mettersi a disposizione della competente autorità sanitaria al fine di impedire il propagarsi dell'epidemia". 

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Il procuratore Patronaggio ha spiegato anche, sempre chiaramente, a giovani e meno giovani, che "la diffusione di false notizie sulla epidemia in corso sui social network può integrare il reato di 'procurato allarme' di cui all'articolo 658 del codice penale. La polizia di Stato e l'Arma dei carabinieri stanno già identificando - aveva detto, qualche ora prima dell'avvenuta denuncia, il procuratore capo - i responsabili di alcune gravi ed irresponsabili condotte diffuse ieri su internet".

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