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Un momento dello sgombero del marzo 2015

Un momento dello sgombero del marzo 2015

Giacigli e rifiuti: sotto il viadotto Imera torna a "fiorire" l'accampamento rom

Più persone vivono senza acqua, né luce, accendendo fuochi per cucinare e per riscaldarsi. Non infastidiscono i residenti della zona, ma il degrado - le condizioni igienico-sanitarie nello specifico - risulterebbe essere allarmante

Era marzo del 2015 quando i poliziotti della divisione Anticrimine e gli agenti della Municipale davano due famiglie di rom presenti - complessivamente quattro uomini, due donne e un bambino - 48 ore di tempo per allontanarsi. Allora l'accampamento abusivo venne sgomberato dopo diversi, ripetuti, tentativi. Adesso, però, sotto il viadotto Imera è sorto di nuovo un altro accampamento. Più persone vivono senza acqua, né luce, accendendo fuochi per cucinare e per riscaldarsi. Non infastidiscono i residenti della zona, ma il degrado - le condizioni igienico-sanitarie nello specifico - risulterebbe essere allarmante. Ci sono rifiuti abbandonati ovunque e gli abitanti dell'accampamento utilizzano certi angoli come latrine. 

Già nell'ottobre del 2014, una baraccopoli - abitata da romeni ed extracomunitari. - venne segnalata, proprio sotto il viadotto Imera, dall'allora vice presidente del consiglio comunale Giuseppe Di Rosa. Gli agenti delle Volanti, allora appunto, appurarono che nelle baracche vivevano e bivaccano rom ed immigrati per circa una cinquantina di persone, forse pure sessanta. Qualche mese dopo, appunto, si arrivò allo sgombero di chi venne trovato ancora in quell'accampamento di fortuna.

Quattro anni e mezzo dopo, giacigli, vecchi e lerci mobili sono stati ricollocati. 

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