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Il prefetto Dario Caputo

Il prefetto Dario Caputo

Dall'interdittiva antimafia a Girgenti Acque allo slancio per i deboli: Caputo è stato il prefetto della pacificazione

Senza mai risparmiare energie, ha superbamente incarnato l'essere "istituzione della porta accanto": sempre pronto ad accogliere, ad ascoltare, a mediare. Diplomatico e d'alto profilo, in ogni mossa, ha messo in luce l'uomo

Raccogliere l'eredità di un prefetto "agrigentino" perché tale - dopo essere stato, seppur con qualche parentesi, dal 1991 al 2018 in città - poteva considerarsi il suo predecessore, Nicola Diomede, non deve essere stato affatto facile. Non s'aspettava neanche di doverlo fare visto che sembrava essere destinato ad un altro incarico. In due anni e due mesi, il prefetto Dario Caputo non soltanto ha scoperto Agrigento e gli agrigentini - pregi e difetti -, ma s'è calato pienamente nella realtà e s'è cimentato in una interminabile serie di problematiche: dall'immigrazione alle crisi economiche, con difficoltà di pagamenti, dei Comuni. Ultime - solo in ordine di tempo - quelle scaturite dall'emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus e dalla necessità del mantenimento dell'ordine pubblico.

Per i più, però, Caputo rimarrà come il prefetto che ha firmato, nel novembre del 2018, l'interdittiva antimafia e che ha commissariato Girgenti Acque.

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Il suo trasferimento a Varese - reso noto nella serata di ieri - ha provocato stordimento. Sono stati tanti, ieri sera fino a tardi, i sindaci che cercavano, increduli, di capire la ratio della scelta. "Proprio adesso? Proprio durante l'emergenza Coronavirus?", "Agrigento aveva ancora bisogno di lui, magari per qualche altro anno": questi alcuni degli interrogativi o dei sospiri di ieri sera. Perché in tempo di incertezza e confusione - quello del Coronavirus - il prefetto, un volto già conosciuto, altro non è che un sicuro punto di riferimento e di appiglio.  

Caputo - senza mai risparmiare energie - ha superbamente incarnato l'essere "istituzione della porta accanto": sempre pronto ad accogliere, ad ascoltare, a mediare. Diplomatico e d'alto profilo, ma istituzione vicina, disponibile. Un prefetto che, in ogni mossa, ha sempre messo in luce l'uomo. Anche quando, asciugando le lacrime di chi chiedeva aiuto, s'è immediatamente mobilitato per provare a trovare una soluzione che salvasse la vita di una donna. Perché il prefetto Dario Caputo, sempre distante dalle luci della ribalta, s'è mobilitato per la giornalista-insegnante Loredana Guida. Verosimilmente - visto il caso di malaria e le condizioni cliniche disperate - lo avrebbe fatto qualunque altro prefetto. Ma non con quel trasporto e con quella determinazione che hanno avuto il "sapore" dell'affetto per chi stava soffrendo. Un prefetto che, sempre in silenzio, s'è premurato e preoccupato di associazioni - nate per aiutare chi è in difficoltà - che, all'improvviso, si sono ritrovate in ginocchio. Caputo - in questi 2 anni e 2 mesi - ha saputo pacificare o almeno, con il cuore, ci ha provato su tutti i fronti.

Oggi è tempo di rammarico, ma anche di esternazione di una grande stima perché - come scrive Cartello sociale - "è stato guida sicura, abile tessitore delle relazioni sociali, vero servitore dello Stato, autorità che ha (appunto) operato sempre con un profilo di grande umanità e di vicinanza alle fasce più deboli della popolazione. Su diversi fronti si è distinto per le sue capacità di coordinare le forze dell'ordine con risultati notevoli nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, sul terreno delle diverse forme di illegalità, sulla gestione del fenomeno immigratorio, sulle questioni relative allo sviluppo economico e in un quotidiano impegno al fianco delle municipalità" - hanno aggiunto dal Cartello sociale - . 

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