Sorveglianza speciale e maxi sequestro del "tesoro" del "re" dei supermercati: ecco tutti i dettagli

I sigilli sono stati posti su cinque immobili fra Agrigento, Porto Empedocle, Palermo e Gela; 15 autoveicoli; gioielli e preziosi e 11 rapporti bancari-assicurativi-di investimento

Un momento della conferenza stampa in Questura

Cinque immobili - fra Agrigento, Porto Empedocle, Palermo e Gela - tutti riconducibili alla Hopaf srl per un valore di 5.247.000 euro. In particolare: un appartamento di 12 vani in via Minerva ad Agrigento; un appartamento di 5 vani sempre in via Minerva; un complesso immobiliare destinato a centro commerciale "Le Rondini" situato lungo la statale 115 a Porto Empedocle; un fabbricato incompleto, destinato a centro commerciale, in via Venezia a Gela e un appartamento di 2 vani e un terrazzo in vicolo Morici a Palermo, zona Ucciardone. Ma anche 15 autoveicoli dal valore complessivo all'acquisto di 198 mila euro; gioielli e preziosi dal valore complessivo all'acquisto di 21.288 euro e 11 rapporti bancari-assicurativi-di investimento dal valore di 65 mila euro. E' stato quantificato - sulla base delle attuali rivalutazioni previste dall'osservatorio del mercato immobiliare dell'agenzia del territorio - in 8.700.000 euro il "tesoro" sequestrato al "re" dei supermercati Giuseppe Burgio. 

Il questore Iraci: "Patrimonio destinato alla confisca"

"Bancarotta fraudolenta": sequestro da 8 milioni di euro al "re dei supermercati"

La divisione Anticrimine della polizia, avvalendosi del nucleo polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, ha dato esecuzione al decreto della seconda sezione (Misure di prevenzione) del tribunale di Agrigento. Decreto che dispone - a carico di Giuseppe Burgio, 56 anni, in atto sottoposto alla detenzione domiciliare - la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per 3 anni con obbligo di soggiorno, nonché la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni finalizzato alla confisca. 

Il procedimento di prevenzione era stato avviato, su proposta del questore di Agrigento nel 2016. Proprio allora, il questore aveva presentato al tribunale di Agrigento una richiesta di misura di prevenzione personale e subito dopo un'altra che aveva ad oggetto la misura di carattere patrimoniale sui beni riconducibili direttamente o indirettamente a Burgio. Il questore, autorità proponente ai sensi del codice antimafia, si è avvalso degli accertamenti eseguiti dal comando provinciale della Guardia di finanza sull'attività economica e imprenditoriale e sulle disponibilità finanziarie e patrimoniali di Burgio che aveva costruito una serie di società operanti nel settore della grande distribuzione. 

"La proposta del questore nei confronti di Burgio era stata presentata nel 2016 - ha spiegato, durante la conferenza stampa, l'attuale questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, - . Periodo in cui parallelamente la Guardia di finanza svolgeva indagini che hanno portato all'arresto dell'imprenditore e alla condanna del 2018 per reati fallimentari. Il tribunale ha rinviato al questore la richiesta di ulteriori accertamenti per parametrare la pericolosità sociale per gli anni che vanno dal 2004 al 2017. La Questura, avvalendosi della collaborazione del nucleo Economico-finanziario della Guardia di finanza, ha svolto un grande lavoro di ricostruzione di tutti i movimenti effettuati nel corso degli anni dell'imprenditore. Siamo riusciti - ha aggiunto Iraci - una serie di operazioni sospette che hanno determinato una pericolosità sociale qualificata in quanto la persona è ritenuta indiziata di intestazione fittizia di beni. Perché l'imprenditore si sarebbe liberato d alcuni beni allo scopo di sottrarli ai creditori, commettendo una serie di reati fiscali e fallimentari e facendo sorgere, dunque, il sospetto che sia autore di intestazione fittizia di beni che è una delle categorie che da la possibilità di sottoporre a sorveglianza speciale e a sequestro patrimoniale".

Successivamente all’avvio di indagini, da parte del nucleo di polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza, all’arresto dell’imprenditore avvenuto nell’ottobre 2016 ed alla sentenza del maggio del 2018, con cui il tribunale di Agrigento lo condannava alla pena di 8 annii di reclusione per reati fallimentari, il tribunale richiedeva al questore integrazioni e ulteriori indagini patrimoniali.

LE IMMAGINI del maxi sequestro al "re" dei supermercati

Burgio riportava condanne per i reati di omesso versamento di ritenute fiscali e previdenziali, appropriazione indebita continuata, commercio di prodotti con segni falsi, violazione della normativa fiscale e tributaria. La Questura "ha rielaborato i contenuti della proposta, arricchendoli di nuovi elementi, in particolare con quanto emerso anche nel corso del processo penale e poi 'perimetrando la pericolosità sociale' del proposto, espressa dagli anni ricompresi tra il 2004 ed il 2017, periodo in cui ricadono una serie di reati lucro-genetici" - hanno scritto dalla Questura di Agrigento - . 

Le risultanze dell’attività sono state depositate a marzo dello scorso anno. Ed è stato specificato "che i beni di cui si richiedeva il sequestro erano frutto del reimpiego della provvista illecita accumulata in quegli anni mediante la distrazione di somme dal patrimonio delle società Gestal s.r.l., Ingross s.r.l., Cda spa, e Hopaf srl che invece avrebbero dovuto costituire garanzia per i creditori e i terzi - prosegue la ricostruzione della Questura - . A carico di Burgio, il tribunale di Agrigento ha espresso un giudizio di pericolosità sociale 'qualificata', in quanto indiziato del reato di intestazione fittizia di beni per agevolare il delitto di riciclaggio. Burgio veniva riconosciuto responsabile - prosegue la ricostruzione della Questura - della distrazione di rilevanti somme per un totale complessivo di 11.582.176,55 euro posta in essere con una serie di atti costituiti da operazioni contabili, giroconti, trasferimenti di cespiti valutari e reali da una società all’altra del gruppo imprenditoriale".

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