"Volevo fare pace e mi ha scaraventato giù dalle scale", il racconto dell'aggressione

La ragazza, in aula, ricostruisce la presunta faida familiare con il futuro genero che l'avrebbe fatta cadere provocandole una frattura

Le nozze erano programmate per settembre, il contratto col locale era firmato e andava tutto per il verso giusto. Poi quella lite improvvisa durante il pranzo di Capodanno a casa dei suoceri e l'inizio di una faida familiare con aggressioni, denunce e processi. Il primo episodio, due giorni dopo, con la "promessa nuora" che viene scaraventata dalle scale. A raccontarlo, con momenti di forte tensione, è stata proprio la ragazza, ascoltata al dibattimento, in corso davanti al giudice Alessandro Quattrocchi, a carico di Calogero Volpe, 54 anni, padre del suo ormai ex fidanzato e mancato marito, accusato di lesioni personali.

"Scaraventa nuora dalle scale", 54enne dal giudice

"Sono andata a pranzo a casa del mio fidanzato il giorno di Capodanno - ha detto rispondendo al pubblico ministero Alfonsa Fiore - e c'è stata una banale discussione che ha assunto toni molto aspri. Il motivo? Un qualcosa nato dal nulla, si discuteva di dicerie sulla loro famiglia". La donna, parte civile con l'assistenza dell'avvocato Vincenzo Caponnetto, sul punto è rimasta un pò vaga. "Dopo un paio di giorni, durante i quali, i rapporti col mio ex fidanzato sono rimasti molto tesi e non ci siamo visti, ho cercato di chiarire la vicenda e sono andata a casa loro". Ma non si rivela una buona idea. "Ho salito le scale a piedi e sono arrivata davanti alla porta, Calogero Volpe mi ha detto che dovevo andarmene e non farmi più vedere. Mi ha dato uno spintone e non so nemmeno come ho fatto a restare in piedi. Non contento di quello che aveva fatto, ha fatto alcuni scalini e mi ha spinta di nuovo. Questa volta mi ha scaraventato giù dalle scale e sono andata a battere col viso contro la finestra". 

La ragazza, che nella caduta ha riportato traumi e, soprattutto, la frattura dell'astragalo (un osso del piede), rispondendo al difensore dell'imputato, l'avvocato Salvatore Pennica, ha precisato di non avere chiesto l'intervento della polizia e di essere andata al pronto soccorso solo in un secondo momento. 

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