Cosa resterà di questa pandemia? "Alcuni rischiano di implodere nella depressione"

Un "viaggio" nei meandri del Covid, cosa ha scatenato e coma la si vive adesso. Il racconto di quattro psicoterapeuti siciliani

Cosa resterà di questa pandemia? "Alcuni rischiano di implodere nella depressione"

pandemia in Sicilia: fra paure, ansie e sentimenti contrastanti, il periodo appena trascorso ha lasciato dei grandi temi da affrontare in compagnia del proprio psicologo o psicoterapeuta. Per affrontare la tematica e analizzare da vicino il vissuto della gente, l’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana ha lasciato la parola a quattro psicoterapeuti che raccontano così il periodo del Coronavirus relativamente a cosa hanno vissuto i pazienti.

In un’ottica di costante attenzione verso i problemi scaturiti dal Coronavirus "l’Ordine degli Psicologi - dichiarano i componenti del consiglio - continuerà a monitorare i bisogni emergenti per offrire supporto e soluzioni ai propri iscritti cosi come ai cittadini che ne avranno bisogno”. 

Valeria Conte, psicologa della Gestalt, evidenzia come si sia rivelata una risorsa clinica l’inedita e fisiologica esperienza di vicinanza vissuta tra chi cura e chi è curato. “L’impatto della pandemia - racconta - ha coinvolto tutti e tutto. In ambito sanitario abbiamo osservato il riemergere di atteggiamenti di compartecipazione profondamente umani, senza alcuna deminutio per la professionalità di ognuno, anzi con un valore aggiunto che ha evidenziato la sua potenzialità come parte integrante della cura. Abbiamo osservato nelle reazioni dei pazienti la diretta conseguenza di ciò che già prima era oggetto del loro vissuto o della loro sofferenza: alcuni hanno gestito meglio il lockdown, sperimentando un senso di normalità per la comunanza con le paure degli altri, altri hanno reagito con una più preoccupante condizione di desensibilizzazione. Per questo penso che adesso non assisteremo all’emergere di nuove patologie, ma che ci saranno nuovi pazienti: alcuni rischiano di implodere nella depressione per le perdite subite, altri in questo tempo si sono ritrovati ad affrontare conflittualità familiari che a volte hanno determinato comportamenti violenti auto o etero diretti. Aiutiamo i pazienti ad abitare i corpi e ad ascoltare ambivalenze e fragilità”.

ll fattore tempo e la capacità di strutturarlo è invece il fulcro delle sedute raccontate da Emanuele Militello, psicologo analitico transazionale. “Una possibile ipotesi per spiegare quanto avvenuto in parte della popolazione durante la quarantena, è legata alla perdita della consueta modalità di strutturare il tempo - ha evidenziato. Questo periodo imprevisto che ha portato con sé limitazioni alla libertà personale, potrebbe aver contribuito al riemergere di stati dell’Io primitivi e non integrati relativi ad un periodo pre-verbale di espressione dove la somatizzazione era l’unico modo possibile per esprimere stati mentali ed emotivi”.

Stupore, angoscia e deprivazione sono invece i sentimenti emersi nelle sedute di Calogero Lo Piccolo, psicologo gruppoanalitico. “Non è semplice riassumere i temi di mesi così intensi e particolari. Li suddividerei in due fasi - spiega -. All’inizio del lockdown, il sentimento prevalente è stato quello dello spiazzamento. La repentinità con cui gli eventi si sono presentati, ha generato un sentimento misto tra lo stupore e l’angoscia. Uno stato di sospensione della quotidianità che presto è divenuto sospensione del tempo futuro percepibile. La seconda fase è stata più marcata dal sentimento della deprivazione. Una deprivazione a cui non si è affatto allenati, che ha investito la quotidiana esperienza esistenziale in varie zone della stessa, gli affetti, la corporeità, la libertà decisionale per citare le più evidenti, e che ha lasciato strascichi sul piano dell’umore e della gestione dello stesso. Strascichi che oggi emergono con sempre più nitore, a segnare una sorta di fase 3. Ovviamente quello dell’apprensione è stato sempre il costante rumore di fondo”.

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Rimuginare sui problemi futuri è il problema evidenziato da Angela Porcino, psicologo cognitivo comportamentale. “Ho potuto notare l’incremento del rimuginio; quest’ultimo inteso come attività anticipatoria che tende a restringere e cristallizzare l’attenzione attorno all’insorgere di potenziali problemi futuri. I miei pazienti con DOC hanno faticato, ancor più del solito, a stimare e valutare la reale probabilità del verificarsi degli eventi da loro temuti. Inoltre, appare per loro più complicato formulare una buona analisi sulle ipotesi a favore o contro relative ai loro timori. La situazione estrema, propria della pandemia, ha causato una grande difficoltà nell’effettuare ristrutturazioni cognitive con saldi ancoraggi alla realtà. I pazienti si preoccupano spesso e per molto tempo, durante le proprie giornate di problemi generali legati al futuro – che spaziano dallo stato di salute al dato economico alla sfera relazionale”.

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